Emergenza Covid. Ma dopo le 18 gli autotrasportatori dove vanno a mangiare, lavarsi, fare la… pipì?

Emergenza Covid. Ma dopo le 18 gli autotrasportatori dove vanno a mangiare, lavarsi, fare la… pipì?
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“Dpcm dimentica ancora gli autotrasportatori: viaggiare dopo le 18 adesso è una odissea”

“Come previsto la chiusura dei ristoranti e bar alle 18 sta creando ulteriori disagi alla categoria degli autotrasportatori, già duramente penalizzata in questi mesi”.

A parlare è Cinzia Franchini, portavoce di Ruote Libere, raggruppamento di imprenditori dell’autotrasporto.

“Forse il Governo ha dimenticato che, a differenza degli altri lavoratori, gli autotrasportatori devono viaggiare anche dopo le 18 (se così non fosse lascio immaginare i problemi per il Sistema-Paese) e spesso stanno fuori casa intere settimane. Ebbene, il poter contare su una rete di ristoranti è fondamentale anche banalmente per usufruire dei servizi igienici e delle docce.

Con l’ultimo Dpcm accedere a questi servizi fuori dalla rete autostradale, cosa essenziale, è divenuto impossibile trasformando la serata di lavoro in una odissea.

Contemporaneamente, si moltiplicano le segnalazioni di aumenti ingiustificati dei prezzi per un pasto in autostrada. Per un panino (7,10 euro), una bottiglia d’acqua da 0,75 cl (3,30) e un caffè (1.30) in autostrada oggi si arrivano infatti a pagare quasi 12 euro (il doppio rispetto ad un bar fuori dalla rete autostradale) e, per un primo e un contorno, anche 30 euro, (nella foto, con divieto pipì e… forbici inquietanti).

E’ questo il risultato di misure cieche, prese dopo non aver fatto nulla per mesi per prevenire e per prepararsi alla seconda ondata, prevedibile, del virus e adottate in fretta e furia, in una situazione di emergenza creata dalla inettitudine, senza confronto con chi ogni giorno viaggia per lavoro sulle strade italiane. Questa mancanza di attenzione da parte del Governo per gli autotrasportatori lascia per l’ennesima volta sconcertati: ricordiamo ancora che i sacrosanti ristori promessi alle categorie alle quali si impone la chiusura alle 18, dovrebbero essere estesi anche a chi ogni giorno offre servizi a queste categorie e che è quindi è indirettamente penalizzato – chiude Cinzia Franchini -.

Ma di aiuti alla categoria dell’autotrasporto non vi è l’ombra, nemmeno promesse. Anzi, a fronte di gravi penalizzazioni non compensate, si chiede ai tanti piccoli e medi imprenditori di continuare a offrire un servizio essenziale, esattamente come è avvenuto durante il primo lockdown”.

 

G. D.

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