Università Genova occupata dal collettivo “Come studio?”

Università Genova occupata dal collettivo “Come studio?”
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Il collettivo raccoglie la solidarietà di Rifondazione Comunista mentre Siamo Futuro è contrario e la definisce un’azione sovversiva in stile ‘68

Una ventina di aderenti al collettivo “Come studio?” occupa da due giorni il Dipartimento di Scienze della Formazione dell’Università di Genova e lo fanno scrivendo <<Rivoluzione in presenza: dopo più di un anno di allontanamento forzato dalla nostra università, un anno in cui abbiamo visto i nostri diritti calpestati nel più ipocrita e viscido dei modi, abbiamo deciso di prendere l’iniziativa.

Spetta a noi studenti e lavoratori – spiegano in un comunicato – attuare una critica pratica contro una logica istituzionale che affianca e sostiene la società di classe. Questa occupazione vuole restituire alla città un’Università popolare ed universale, intesa come ambasciatrice di diritti e non come un’azienda che fornisce un servizio>>.

E non risparmiano critiche a 360 gradi: <<I fondi per la ricerca andavano ai privati, già prima. La ricerca in generale, era tutta tarata sugli interessi della Confindustria, già prima.

L’industria turistica distruggeva le nostre città riducendole a vetrine ed aziende, sulle spalle soprattutto del precariato giovanile, già prima. Non abbiamo scoperto niente di nuovo, il cancro restano 30 anni di devastazione e saccheggio dello stato sociale, il cancro siete voi che fate gli interessi del capitale sulla nostra pelle>>.

Riferimenti su Covid e sulla sua gestione non potevano mancare: <<La pandemia ha obbligato il mondo a fermarsi, il virus esiste e non saremo certo noi a negarlo. Saremo noi a dire che c’è chi in questi mesi ha continuato a guadagnare miliardi e chi per quei miliardi ha perso la vita. Saremo noi a dire che non è più possibile mascherare con la retorica dell’emergenza il fallimento di un intero Stato.

Sfiduciamo un governo e un Parlamento che hanno avuto il solo interesse di sfruttare l’opportunità data dalla pandemia per ultimare il processo di decostruzione e sterilizzazione della scuola pubblica.

La nuova università liberata ripudia le condizioni di lavoro povero in cui siamo costretti, obbligati a sottostare a contratti a grigio o lavoro nero>>.

Nelle conclusioni, obiettivi e propositi: <<Noi siamo qui per iniziare un cammino di liberazione, un cammino che non si fermerà alle mura di questo edificio o all’Università di Genova, ma che porterà alla costruzione di un nuovo mondo. Tracciamo una linea su questo cancello, del quale facciamo oggi una barricata, al di qua della quale sta l’Università Libera e l’interesse della collettività, al di là della quale sta un modello economico sempre più disuguale e fondato sul profitto di pochi.

A pochi giorni dal 25 aprile – conclude “Come Studio Genova La nuova Università Liberata” -, rilanciamo con forza l’urlo della resistenza contro la vostra barbarie>>.

Contraria all’azione l’associazione studentesca “Siamo Futuro”

Infatti, anche loro in un comunicato, replicano: <<A seguito della notizia dell’occupazione del Dipartimento di Scienze della Formazione da parte del collettivo “Come studio?” abbiamo ritenuto doveroso esprimere il pieno sostegno all’università, ai professori e al Rettore, che in questo periodo di grande crisi deve affrontare anche azioni di questo genere.

Non, però, possiamo rimanere inermi di fronte a ciò che sta succedendo, come Siamo Futuro, come studenti Unige, ma, soprattutto, come ragazzi che tutti i giorni vivono in prima persona queste criticità, ci stiamo attivando per aprire un tavolo di confronto con gli organi competenti e, soprattutto, nelle sedi opportune; il nostro obiettivo è quello a cui tutti ambiscono: riaprire in sicurezza – concludono -, ma questo non deve essere perseguito con azioni sovversive in stile ‘68>>.

Da Giovani Comuniste Genova – Partito della Rifondazione Comunista Genova la solidarietà agli occupanti

<<Tutti i problemi delle nostre scuole e università – scrivono -, figli di decenni di tagli di risorse e della pervicace volontà di farle tornare ad essere strumento di selezione di classe e di formazione di quadri tecnici e dirigenziali funzionali al sistema economico, sociale e politico dominante, sono ora acuiti dall’esplodere della pandemia.

Nel frattempo, i governi Conte e Draghi non prevedono alcun cambio di strategia: università, ricerca, scuola, cultura, ma anche sanità e trasporti locali hanno ricevuto ben poche risorse, molto spesso elargite al settore privato e, soprattutto quando indirizzate al settore pubblico, destinate alla mera contingenza.

Assunzioni precarie a tempo determinato e navi crociera/ospedale al posto della riapertura di padiglioni dismessi, nessun allestimento di nuove aule scolastiche né potenziamento reale del trasporto pubblico, ne sono l’esempio. Quindi, ben venga la lotta degli studenti universitari!

Ben venga il loro comunicato – concludono GC e PRC -, dove è scritto a chiare lettere che un ateneo non può e non deve essere un’isola felice per pochi privilegiati, comunque destinati a una cieca obbedienza sociale, ma un osservatorio attento e una fucina di idee e di competenze, necessariamente calato e partecipe della società tutta>>.

 

G. D.

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