Alla scoperta del Green pass 3: la figura del Covid manager

Alla scoperta del Green pass 3: la figura del Covid manager
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La Fondazione Studi Consulenti del Lavoro cerca di fare chiarezza su un tema di strettissima attualità

Grazie ai consulenti del lavoro proviamo a chiarirci su alcuni punti del nuovo Green pass, certificato che sta alimentando un ampio dibattito politico e sociale che fonda i suoi presupposti anche sulle numerose contraddizioni, specie quella del Covid manager.

<<La pandemia – commentano dalla Fondazione – non può che essere affrontata con una situazione di immunità generalizzata, ma su come arrivarci si dividono le idee>>.

Vedi le altre due puntate: la prima, la seconda

La materia è vasta, proviamo in questo articolo ad affrontare quali sono i lavoratori preposti al controllo del Green pass e la figura del “Covid manager”.

Questa figura, seppur facoltativa e non regolamentata da un preciso dettato normativo, può svolgere un importante ruolo in relazione alla corretta gestione e supervisione delle attività e del rispetto dei protocolli anti-contagio aziendali.

Introdurre il Covid manager in azienda significa adottare un principio di prudenza e responsabilità, anche in considerazione dell’assenza dello scudo penale ad oggi ancora negato ai datori di lavoro.

Il Covid manager è quella figura posta al controllo delle norme Covid-19 in ambiente di lavoro: negli scorsi mesi si è parlato spesso di questa figura in relazione alla ripresa delle cerimonie. In particolare, la sua attività è prevista nell’organizzazione di matrimoni e cerimonie ma non è stata poi resa obbligatoria dal Comitato Tecnico Scientifico.

Si tratta di una figura relativamente nuova, poiché già presente in alcuni settori, fra cui le scuole e le residenze sociosanitarie assistenziali; un referente “ad hoc” per verificare il rispetto di documenti, autorizzazioni e normative riguardo il Coronavirus.

Una figura non nuova, già introdotta nel contesto pandemico nel 2020 con un’ordinanza prima di Regione Veneto e poi dalla Regione Lombardia. La Regione Veneto ha pubblicato nel mese di aprile 2020 il “Manuale per la riapertura delle attività produttive” con lo scopo di fornire istruzioni pratiche per consentire la riapertura delle attività economiche dopo il periodo di lockdown nazionale. Nel manuale, per la prima volta a livello nazionale, viene indicata la figura del Referente Unico Covid o Covid manager con compiti di coordinamento per l’applicazione delle misure anticontagio in azienda.

Nello specifico il documento afferma: “premesso che anche per l’attuazione delle misure di prevenzione dal contagio da Sars-CoV-2 negli ambienti di lavoro rimangono confermati ruoli e responsabilità previsti dal decreto legislativo 9 aprile 2008, n. 81, per ogni azienda potrà essere individuato dal datore di lavoro un referente unico (Covid manager), con funzioni di coordinatore per l’attuazione delle misure di prevenzione e controllo e con funzioni di punto di contatto per le strutture del Sistema Sanitario Regionale. Tale referente deve essere individuato tra i soggetti componenti la rete aziendale della prevenzione ai sensi del decreto legislativo 9 aprile 2008, n. 81, verosimilmente nella figura del datore di lavoro stesso (soprattutto per le micro e piccole aziende) o del Responsabile del Servizio di Prevenzione e Protezione (Rspp), o comunque tra i soggetti aventi poteri organizzativi e direzionali. Rimane confermata in capo a dirigenti e preposti di ciascuna organizzazione aziendale, in sinergia con il Comitato previsto dal protocollo nazionale di regolamentazione, la vigilanza e la sorveglianza dell’attuazione delle misure di prevenzione, sulla base dei compiti e delle attribuzioni di ciascuno come ripartiti dal datore di lavoro”.

Questa nuova figura non si sostituisce agli attuali attori della sicurezza, ma si affianca o addirittura potrà essere ricoperta da uno degli stessi attori (datore di lavoro, Rspp, Rls, ecc.). Tuttavia, ove questo ruolo venga ricoperto da un lavoratore e non dal datore di lavoro stesso, scatta l’obbligo di formazione in materia di salute e sicurezza sui luoghi di lavoro.

Frequentare un corso di formazione Covid manager assolve agli obblighi formativi: ricordiamo infatti che, a fronte di una nomina assegnata dal datore di lavoro a qualsiasi operatore, questa diventa effettiva solo a fronte della corretta erogazione di formazione e informazione.

  1. Il corso per acquisire le competenze del Covid manager può essere utile anche al datore di lavoro?

La risposta è assolutamente affermativa: il datore di lavoro per primo deve conoscere e rispettare le normative per poterle applicare; pertanto, ove ritenga di rivestire il ruolo di Covid manager, dovrà frequentare il corso che fornirà le competenze per poter svolgere concretamente il ruolo.

Di cosa si occupa nello specifico il Covid manager?

  1. a) verificare il rispetto del protocollo da parte degli ospiti e dei lavoratori della struttura, evitando assembramenti e verificando che le mascherine siano sempre indossate quando previsto;
  2. b) mantenere l’elenco dei partecipanti per un periodo di 14 giorni nel caso si dovessero verificare delle positività, in modo da favorire il tracciamento;
  3. c) garantire un rapporto tra addetti al controllo e ospiti non inferiore a 1 ogni 50 ospiti.

Nonostante il Comitato Tecnico Scientifico venerdì 21 maggio abbia definito che la figura del Covid manager non debba essere considerata obbligatoria per norma nel contesto delle cerimonie, risulta comunque fortemente consigliata, soprattutto per la corretta gestione delle varie attività ora soggette a Green pass: organizzazione, supervisione, gestione corretta dei dati ai fini privacy.

Nello specifico il Covid manager:

  1. controlla che venga rispettata la segnaletica per il distanziamento fisico;
  2. controlla che le barriere di plexiglas siano state posizionate nei luoghi in cui è necessario, come nelle reception, nei bar e nell’area buffet per quanto riguarda gli hotel;
  3. controlla che siano presenti dispenser di igienizzante.
  4. deve controllare che gli ospiti, i dipendenti e i collaboratori rispettino i comportamenti di prevenzione.

Non dimentichiamo che l’introduzione e la formazione del Covid manager possono essere considerate buone prassi da inserire in un piano di miglioramento aziendale, in un codice etico e diventare quindi di fatto “strumento” per la riduzione dei contributi Inail mediante presentazione del modello OT23.

 

G. D.

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