Green pass e mense aziendali: il no di Cgil, polizia penitenziaria, scuole

Green pass e mense aziendali: il no di Cgil, polizia penitenziaria, scuole
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Cgil “Il Governo si assuma le proprie responsabilità”

L’applicazione delle nuove normative inerenti al contenimento del virus Covid-19 e, specificatamente al cosiddetto Green Pass, l’accesso alla mensa aziendale consentito solo esibendo l’attestazione, rischia di creare tensioni all’interno di luoghi di lavoro.

Tra le discussioni: Cgil Genova, Sappe Polizia penitenziaria ligure, Scuola sindacato Anief.

<<La Camera del Lavoro di Genova ritiene assolutamente fuori luogo l’equiparazione delle mense aziendali ai pubblici esercizi, quando invece le stesse sono assoluto ed essenziale complemento del luogo di lavoro – affermano dalla Cgil Genova -.

Dall’inizio della pandemia, la nostra Organizzazione si è impegnata, attraverso le Rappresentanze Sindacali, ad un confronto serrato sulle nuove tematiche legate alla sicurezza, raggiungendo importanti intese declinate nei protocolli sulla sicurezza.

Oggi, ribadendo la disponibilità (nei giorni scorsi già esplicitata dalla Segreteria nazionale) ad immediati confronti volti all’adeguamento di tali protocolli, chiediamo nel frattempo il mantenimento del libero accesso così come nelle altre aree aziendali, anche alle zone mensa per tutti i lavoratori, nel rispetto di tutte le norme di sicurezza già in atto.

Sollecitiamo inoltre il Governo ad assumersi le proprie responsabilità su un tema tanto delicato – chiede la Segreteria Camera del Lavoro di Genova -, che non può essere scaricato sulle spalle delle parti sociali, né tanto meno delle lavoratrici e dei lavoratori. Ribadendo la nostra posizione sulla valenza della vaccinazione come strumento di contenimento della pandemia, non possiamo lasciare che l’alternativa sia tra la lesione di diritti fondamentali dei lavoratori o una ulteriore ricaduta negativa in termini di posti di lavoro su un settore come quello della ristorazione aziendale, già fortemente messo a dura prova dalla crisi pandemica>>.

mensa aziendale e Green pass

Carceri liguri: Green pass selvaggio, Sappe Polizia penitenziaria ligure protesta contro chi impedisce l’accesso nelle mense di servizio

<<Ridicolo quanto inaudito – commenta il Sappe della Liguria – all’ordine diramato dal ministero che impedisce al poliziotto penitenziario, privo del green pass, di poter accedere ai locali mensa interna.

Ormai non sappiamo più se ridere o piangere se siamo tra il serio o il faceto – continua esterrefatto il segretario regionale Lorenzo -.  Di fatto sta che le mense della Liguria il Poliziotto Penitenziario, privo di green pass, vive l’assurdo costretto a mangiare il suo pasto obbligatorio di servizio, in locali improvvisati o all’aperto tra i mezzi di servizio (nella foto).

La problematica è ormai diventata di cronaca nazionale. Tutto parte dal decreto legge 105/21 che per la Polizia Penitenziaria è stata tradotto esclusivamente, nel divieto per i non possessori del green pass, a recarsi nella mensa per consumare il pasto.

Negli istituti liguri i poliziotti non vaccinati si contano sulle dita di una mano, Succede in istituti come Imperia, dove due colleghi dopo aver effettuato, insieme, le loro sei ore di servizio, si recano a consumare il pasto nel locale mensa; arrivati sulla porta si devono separare uno va a pranzare in mensa, l’altro privo di green pass con rammarico e frustrazione si reca nella sala TV con il suo vassoio vivendo da solo ed emarginato il suo momento conviviale. A termine del pasto i due colleghi si ricongiungono per ritornare, insieme, al loro posto medesimo posto di servizio.

Lo stesso accade a La Spezia dove il collega senza il green pass si deve isolare nella sala conferenza adibita a luogo di punizione per la consumazione del pasto.

Invece nel carcere di Sanremo si è individuato il luogo degli emarginati tra gli automezzi, dove da un parcheggio è stata ricavata la zona mensa, modello sagra di paese, approntata con un tavolo e sedie proprio di fronte al locale refettorio dove tutti i restanti colleghi sono autorizzati ad accedere.

Genova Marassi invece il collega no green pass, deve prendere il vassoio e percorrere non poca strada prima di giungere nell’area attrezzata modello picnic per consumare quel pasto che di caldo non ha più nulla, non sappiamo in caso di maltempo dove si potrà consumare il pasto.

Chiavari e Pontedecimo il problema non sussiste non essendoci, al momento, nessuno privo del green pass.

Quindi per il Sappe della Liguria tutto questo è paradossale: la Polizia Penitenziaria della Liguria può svolgere servizio nello stesso automezzo, condividere l’ufficio, l’alloggio, ma non può entrare in mensa senza il green pass.

La mensa obbligatoria di servizio è un diritto – continua Lorenzo – pensate veramente che l’unico momento di profilassi sia dettato dai quei 30 minuti di consumazione pasto piuttosto che dalle 8 o più ore di servizio insieme? Non sarebbe più logico continuare con le misure anti-contagio adottate durante la pandemia? Partendo dal presupposto che non sono adottate misure anti-contagio, negli alloggi, luoghi e mezzi di servizio (trasporto detenuti ecc.).

Allora – conclude il Sappe Liguria – quale è l’arcano progetto atto a delegittimare ulteriormente la Polizia Penitenziaria osservando che per i detenuti non sono state adottate misure restrittive anti-contagio?>>.

Green pass – Obbligo pure per gli studenti universitari, il sindacato: così si nega il diritto allo studio

<<L’obbligo del green pass per gli studenti iscritti all’Università è previsto da una norma – il decreto legge 111/21 – non solo discriminatoria, ma che nega anche il diritto allo studio”: a dirlo è stato oggi Marcello Pacifico, presidente del sindacato Anief.

Durante un’intervista all’agenzia Teleborsa, il sindacalista autonomo ha detto che “questa norma è stata inserita all’improvviso senza alcuna ragione specifica”. E che in Europa e non solo le cose stanno andando diversamente. “Sappiamo per esempio che in Inghilterra 20 atenei su 24 continueranno il prossimo anno con la didattica a distanza. In America poi è la modalità più utilizzata. Non si comprende perché, secondo le dichiarazioni del ministro Cristina Messa, gli studenti universitari italiani debbano presentare il green pass altrimenti non possono più sostenere esami di profitto, non possono più laurearsi”. Per questi motivi, il sindacato ha deciso di ricorrere, puntando alla disapplicazione del decreto legge n. 111/2021 e di tutte le disposizioni attuative.

La norma sull’obbligo del certificato “verde” obbligatorio per gli studenti universitari è “profondamente ingiusta”. Ne è convinto il leader dell’Anief, il sindacato che, spiega il presidente Marcello Pacifico, “in collaborazione con Radamante sta curando dei ricorsi con delle diffide, che saranno inviati ai rettori da parte degli studenti, per garantire comunque l’accesso in presenza ai corsi universitari o comunque l’accesso a distanza agli stessi ed alle attività didattiche.

Con il ricorso si propone di contrastare l’atteggiamento discriminatorio dello Stato italiano: una decisione presa, secondo l’organizzazione sindacale autonoma, “in palese violazione del regolamento europeo”. Per questo abbiamo deciso di “impugnare il decreto-legge che obbliga gli studenti universitari ad ottenere il green pass, pena l’impossibilità di esercitare il proprio diritto allo studio”.

“Invitiamo tutti quanti – conclude Pacifico – non solo a firmare la petizione, che è ancora online e serve anche per far riflettere l’opinione pubblica la politica quando il Parlamento riaprirà nuovamente, ma in questo momento è importante aderire al ricorso con Radamante per poter finalmente reclamare il proprio diritto e vedere disapplicato o sospeso un decreto-legge palesemente illogico”.

L’iniziativa giudiziaria intende contrastare l’illegittimo obbligo del possesso e dell’esibizione del Green Pass, nonché contro le sanzioni amministrative. L’azione vuole annullare l’art. 1 c. 6 del DL n. 111/21 e le disposizioni applicative che causano l’interruzione del diritto allo studio (esami, lezioni, lauree) e il pagamento di una multa da 400 a 1.000 euro>>.

 

G. D.

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