Spiagge libere: il Codacons contro i furbi del posto “occupato”

Multare e sequestrare ombrelloni e sdraio
Spiagge libere occupate – Il Codacons invita i Comuni costieri a adottare specifiche ordinanze e chiede alla Guardia Costiera di intensificare i controlli contro il fenomeno dei furbi che pretendono di prenotare un posto sulla spiaggia libera occupando l’arenile dalla sera precedente.
L’associazione dei consumatori vuole multe salate e sequestro di ombrelloni, sdraio e altre attrezzature.
Il metodo contestato assume particolare rilievo nell’estate 2026, caratterizzata da un ritorno degli italiani verso le spiagge libere, anche complice l’aumento dei prezzi degli stabilimenti e la necessità per molte famiglie di contenere i costi delle vacanze.
Infatti, basta “prenotare” il posto lasciando ombrelloni, sdraio, lettini, picchetti e altre attrezzature sulla spiaggia dalla sera precedente, per poi tornare la mattina successiva e trovare lo spazio già occupato.
Pertanto, il Codacons chiede ai Comuni che ancora non lo prevedono di adottare ordinanze balneari che vietino di lasciare sulle spiagge libere, dopo il tramonto, ombrelloni, lettini, sedie, tende e altre attrezzature. Una misura già adottata in alcune località italiane proprio per impedire che parti dell’arenile vengano occupate stabilmente o utilizzate come se fossero riservate.
Sempre il Codacons chiede anche l’intervento della Guardia Costiera e delle altre autorità competenti, affinché le attrezzature lasciate abusivamente sull’arenile vengano rimosse e, quando ne ricorrano i presupposti, sequestrate.
«La spiaggia libera appartiene a tutti e nessuno può pensare di prenotarne un pezzo lasciando un ombrellone o una sdraio dalla sera precedente – affermano dal Codacons -. Chiediamo ai Comuni regole chiare e multe salate per i furbetti, e alla Guardia Costiera controlli serrati e il sequestro delle attrezzature utilizzate per occupare abusivamente l’arenile. Chi vuole un posto riservato può rivolgersi a uno stabilimento balneare: sulla spiaggia libera nessuno può appropriarsi in anticipo di uno spazio che appartiene alla collettività».
G. D.
































