Attualità: Codacons smonta Fedez (e Ferragni!)

Codacons: Fedez dimostra una 

non indifferente ignoranza


L’associazione replica al rapper contro il video della Ferragni “Nessuna censura. Il documentario non è opera artistica ma mega spot a pagamento per gli spettatori

All’associazione dei consumatori non è piaciuto «La mia vita in un film» presentato dalla Ferragni e Fedez al Lido di Venezia, a dimostrazione della totale mancanza di feeling nata dopo la storia dello scorso anno sull’Acqua Ferragni, quando Fedez si rivolse al Codacons con «Avete attaccato la famiglia sbagliata».

Il rapper Fedez ha ora replicato al Codacons con un video pubblicato sui social network, si scaglia contro l’associazione, rea di aver chiesto alle sale cinematografiche di non trasmettere il documentario sulla moglie, Chiara Ferragni, presentato in anteprima alla Mostra del cinema di Venezia.

<<Precisiamo a Fedez che il Codacons, a differenza di quanto affermato, non è affatto un ente pubblico, né para-pubblico, e farebbe bene il rapper ad informarsi su chi siamo, cosa facciamo, e perché – spiega il presidente Carlo Rienzi – In secondo luogo la nostra associazione, contrariamente a quanto dice Fedez, non ha mai invocato la censura per Chiara Ferragni, dal momento che – e qui Fedez dimostra una non indifferente ignoranza – la censura si ha quando si vieta al pubblico un qualcosa che potrebbe rappresentare un danno o un pericolo per la collettività. Nel caso del documentario della Ferragni, invece, è corretto parlare di boicottaggio, che vuol dire “isolare, ostacolare e/o modificare l'attività di una persona, o quella di un gruppo di persone, una azienda o un ente o anche di uno Stato, in quanto ritenuta non conforme a principi o ai diritti, e può essere posta in essere anche a scopi economici” (fonte: Wikipedia)>>.

<<Ed è di tutta evidenza che il documentario su Chiara Ferragni – aggiunge Rienzi -, ben lungi dall’essere un’opera artistica, rappresenta un prodotto pubblicitario, un mega spot a pagamento a carico degli spettatori, come tra l’altro sottolineato dalla critica di settore, ed è per questo che abbiamo chiesto alle sale di non trasmetterlo.

A tutto ciò – conclude il presidente Codacons - si aggiunge la violazione delle norme di legge, considerate le immagini del figlio trasmesse nel documentario in totale spregio delle disposizioni vigenti sulla privacy dei minori>>.

 

G. D. su fonte Codacons 

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