Libri: Lettura estiva sotto…

Le sacre fritture di Fabrizio Blini


Intervista della giornalista Tania Croce


Fabrizio Blini nella sua biblioteca ha avuto il dispiacere di ostentare come ci racconta in Storie di ordinaria corsia, una Treccani di cartelle cliniche, un libro di successo sul mondo visto dalla parte del pigiama. Con la sua ironia giungono nuove riflessioni e l'ispirazione per scrivere Le sacre fritture. Il culto dell'ingordigia.

(TC) La tua ultima opera contiene un vademecum e indicazioni sul mangiar sano oppure riflessioni sulla reale necessità dei programmi di cucina che ormai spopolano in Tv?

(FB) La moltiplicazione indiscriminata di programmi Tv, talent show, libri e rubriche di cucina che negli ultimi anni hanno riempito la nostra cultura è l’ingrediente base del libro: il cibo straripa dappertutto e noi siamo diventati i paparazzi di ciò che mangiamo.

Un tempo l’ingordigia era peccato, poi declassato a dispiacere, ma solo a causa dei chili in eccesso. Oggi essere golosi è un comportamento lecito, per alcuni un vezzo, per tutti un diritto.

L’orizzonte intellettuale si è abbassato e non supera ormai l’altezza del frigo. Probabilmente a tavola la situazione ci è sfuggita di mano. Di sicuro ci sono sfuggite le posate che muoviamo fuori controllo.

Accendere un nuovo falò delle vanità forse è esagerato ma abbassare il fornello è consigliabile, sia per la salute, sia per l’amor proprio che per il decoro.

(TC) Mangiare bene fa ammalare o ci si ammala coi fritti cucinati dagli chef stellati o con quelli consumati negli street food? Svelaci qualche curiosità sulla tua nuova opera...

(FB) Pensando a Ippocrate che consigliava di fare del cibo la propria medicina, mi sembra invece che l’abuso di cibo lo abbia trasformato in un’arma che ci puntiamo quotidianamente alla bocca: abbiamo deciso di adottare questa incosciente forma di eutanasia, ci suicidiamo dolcemente, a colpi di cucchiaino.

Questa Versailles gastronomica a cui assistiamo e partecipiamo è inevitabilmente attraente, ma appartiene al mondo del piacere e non del valore, tanto meno della necessità. E il piacere di divorare tutto superando i limiti di sazietà ha un costo: il pianeta è devastato come le arterie dal colesterolo, il fegato dai trigliceridi e i vestiti dall’eccesso di chiappe.

Tutto questo onnivorismo, lo sbandieramento di pance e di opulenza non è salutare e ha la volgarità di Trimalcione, non c’è mai contegno, né pudore: l’indiscrezione è sempre seduta a capotavola.

Prima l’uomo era tormentato da dubbi cosmici e si chiedeva “C’è vita oltre la morte?” Ora gli basta sapere se qualcosa oltre la mortadella.

Le Sacre Fritture osserva i costumi, i personaggi e i vizi di un’Italia che ha smesso di pensare in grande e preferisce pensare in grasso: dalla ricerca del Sacro Grill alla pesantezza dello chef guru, dal rito del barbecue all’ultima apericena, con tutti gli abusi alimentari delle gole profane.

(TC) Mens sana in corpore sano ma siamo quel che mangiamo o che leggiamo?

(FB) Siamo sottomessi al cibo e abbiamo dato alla sana tradizione culinaria italiana una dimensione esagerata: è la religione del nostro tempo. Lo dimostra il successo sociale degli chef che sono i nuovi idoli sociali, adorati come divi e divini, come se una ricetta stellata fosse la ricetta della felicità, ma non è così.

Quando si è innamorati, o si nutre una passione sana e autentica, la fame nervosa sparisce, quasi ci si scorda di mangiare: in fondo questa gola incontenibile sa un po’ di infelicità, è patetica e anche comica come le facce a bocca piena.

Mi sembra che il celebre precetto “Non si vive di solo pane” sia stata travisato, nel senso che il pane non basta più e si è aggiunto il prosciutto il formaggio, le salse, le creme, i sottaceti e ogni altro mal di Dio. Alzare la testa da tavola farebbe bene a tutti.

Volevo chiudere con una citazione colta, ma le parole più appropriate al caso mi sembrano quelle dell’orso Balù del Libro della Giungla: “Ti bastan poche briciole, lo stretto indispensabile e i tuoi malanni puoi dimenticar… in fondo basta il minimo, sapessi quanto è facile trovare quel po’ che occorre per campar…”

 

Tania Croce

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