Sport: Brutto spettacolo fra Allegri e Adani

Calcio. Troppe parole in tv


Quanto era gradevole quel calcio senza commentatori: non dico i tempi di Nicolò Carosio (il pioniere della radiocronaca, cui metteva un’enfasi tale da far sembrare la palla sempre nelle aree, mentre poi i rari servizi di allora documentavano fasi dormienti a centrocampo), ma almeno agli anni ’80 con i Martellini, i Pizzul & C., quando un solo telecronista ci raccontava l’evento

Poi l’arrivo di commentatori, opinionisti, moviolisti, specialisti, ex di qualcosa: allenatori, giocatori, massaggiatori, magazzinieri… tutti a spiegarci gioco, fuorigioco (spesso anche i millimetri), tattiche, tecniche, falli da giallo o rosso (spesso anche arancione). Azioni viste e riviste, sezionate nei minimi particolari. E poi tutti pronti a “massacrare” quella povera giacchetta nera (spesso anche evidenziatore) che in pochi attimi deve decidere se dare rigore uno o alzare la bandierina l’altro.

Poi i processi, e potevamo farci mancare pure i processi ai processi, tutto nel buon nome di un calcio sempre più chiaro per noi affamati di cultura e verità (spesso anche per gli addetti ai lavori) e, come ce ne fosse bisogno, tale da certificare in esperti allenatori chiunque. Finalmente il bar sport diventa l’università del calcio.

Crescono i programmi sportivi così come le tivù libere, fino alle pay tv dove i commentatori pullulano a due a due: in studio (spesso anche in quattro o cinque), sul campo (sì, proprio sul terreno), in telecronaca dove uno dovrebbe descrivere le azioni e l’altro la tecnica-tattica. Già, dovrebbero…

E in mezzo il telespettatore, sempre più erudito, che si deve sgrovigliare fra card, decoder, satelliti, hd… sicuro che ad ogni ora lo schermo offrirà qualcosa di succulento dai campi di calcio, fosse anche un tristissimo e penoso match verbale fra Allegri e Adani. Entrambi, come un cane che si morde la coda, legati al proprio ruolo lautamente retribuito grazie proprio alle tivù che vogliono l’uno all’intervista a caldo e l’altro all’illuminato commento.

Una sola raccomandazione, abbiate più rispetto per chi vi guarda e ascolta. E, soprattutto, abbandonate il vostro essere saccente e spocchioso, poiché ormai dopo anni di università televisiva il telespettatore sa (!), e chissà non decida di disdire i costosi abbonamenti che vi permettono di ricevere buoni compensi.

 

G. D.