Che colpo! Ruba auto negli Usa, la vende a 7,6 milioni. Arrestato a Genova

Che colpo! Ruba auto negli Usa, la vende a 7,6 milioni. Arrestato a Genova
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Si tratta di una Talbot Lago T150CSS Teadrop Coupè del 1938, 16 modelli in tutto il mondo

La Polizia di Stato di Genova ieri sera si è presentata in un hotel di via XX Settembre ed ha arrestato ai fini di estradizione un 65enne nato negli Usa ma cittadino svizzero, per frode telematica e trasporto di veicoli a motore rubati nel commercio estero.

Vent’anni fa l’uomo aveva rubato da un’officina di Milwaukee una Talbot Lago T150CSS Teadrop Coupè del 1938 (nella foto esemplare simile), auto d’epoca di cui ne esistono solo 16 modelli al mondo.

Dopo averla trasportata, smontata, fuori dal Wisconsin l’aveva tenuta in un deposito fino alla morte del proprietario, nel 2005, dopodiché l’aveva rimontata e ne aveva falsificato i documenti facendo risultare di averla regolarmente acquistata dal nipote del defunto.

Tornato infine a Milwaukee comunica alle forze dell’ordine che il veicolo rubato era stato recuperato e che lui era il legittimo proprietario come dimostrato dagli atti notarili (falsi) in suo possesso. La ricerca dell’auto era stata pertanto rimossa dal data base della Polizia e l’uomo nel 2006 si era trasferito in Svizzera portandola con sé.

Nel 2015, fatta restaurare la Talbot, era riuscito a venderla ad un acquirente statunitense per 7,6 milioni di dollari e l’aveva riportata in Usa.

Nel maggio 2019, scoperti tutti i suoi traffici, le autorità americane hanno emesso un mandato di cattura a carico dell’uomo per i reati commessi, per i quali il codice penale statunitense prevede 20 anni di reclusione.

Alcune sere fa, un alert alloggiati giunto in sala operativa ha segnalato la presenza del ricercato in un hotel di via XX Settembre. L’uomo ha aperto la porta della sua lussuosa stanza e si è trovato davanti i poliziotti dell’Upg che lo hanno condotto in Questura.

Conclusi gli accertamenti della Polizia di Genova, l’uomo è stato associato al carcere di Marassi a disposizione del Presidente della Corte d’Appello.

 

G. D.

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