Omicidio ex insegnante Norma Megardi, Luca Orlandi 23enne: Sono stato io

Omicidio ex insegnante Norma Megardi, Luca Orlandi 23enne: Sono stato io
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Ieri il giovane è crollato ed ha confessato l’omicidio ai carabinieri della 74enne

Ieri, domenica 27 giugno, il Gip del Tribunale di Alessandria ha convalidato il fermo disposto dalla Procura della Repubblica di Alessandria del 23enne imprenditore agricolo Luca Orlandi di Sale (AL), già tradotto in carcere nelle prime ore della mattina del 25 giugno: il giovane è ritenuto responsabile dell’omicidio di Norma Megardi e della distruzione del cadavere della stessa mediante incendio.

I Vigili del Fuoco e i Carabinieri della Stazione di Sale intervennero, nella serata del 20 giugno, nel comune di Isola Sant’Antonio (AL) dove era stato segnalato un incendio all’interno di un campo. Infatti, tra la fitta vegetazione venne individuata un’autovettura avvolta dal fuoco: a fiamme domate, col veicolo completamente distrutto, i militari rinvennero all’interno un cadavere carbonizzato.

Megardi Norma 2 uccisa ad Alessandria

Le indagini dei Carabinieri del Nucleo Investigativo di Alessandria, in sinergia con i colleghi della Compagnia di Tortona, raccolsero diversi indizi in grado di ricostruire la dinamica dell’omicidio, poi confermata dall’assassino in sede di confessione.

Proprio il 20 giugno, alle ore 18 circa, Norma Megardi si allontanava dalla sua abitazione di Sale (AL) alla guida della Opel Crossland per raggiungere il vicino capannone in un terreno di sua proprietà. Dopo un breve tratto sulla SS211 la donna imboccava via Rosselli, una strada di campagna che costeggia la cascina Croce Rossa di proprietà della famiglia del 23enne e procede fino al capannone.

E proprio al capannone la donna avrebbe avuto un diverbio con il 23enne, probabilmente dovuto alla conduzione da parte del giovane di alcuni terreni di proprietà della donna. Il 23enne si sarebbe allontanato per ricomparire subito dopo alla guida della sua Fiat Panda e a forte velocità avrebbe investito volontariamente e con violenza la donna.

Al giovane non restò che riportare la propria auto danneggiata nel garage della sua abitazione e ritornare sul luogo del delitto con due taniche di carburante agricolo, caricare la donna nel portabagagli della Opel e raggiungere il comune di Isola Sant’Antonio per sbarazzarsi del corpo (non si sa se già morta o ancora in vita).

L’auto si addentrò per circa 200 metri tra gli alberi di un campo incolto, poi l’agricoltore avrebbe cosparso di carburante l’abitacolo dell’auto e appiccato il fuoco con un accendino.

Raggiunse poi a piedi la sua abitazione, rimosse con un flessibile il parabrezza danneggiato della Fiat Panda, che ripose in un sacco di plastica nero, e con un’altra autovettura di sua proprietà lo avrebbe abbandonato a bordo strada in una località a circa dieci chilometri di distanza dal luogo del delitto.

Nella piena confessione ai carabinieri ha indicato il luogo di abbandono del parabrezza consentendo agli stessi di recuperarlo.

La sera stessa poi avrebbe raccontato ai genitori che i danni riportati dalla Fiat Panda erano dovuti alla caduta di alcuni cassoni. La mattina successiva, il 21 giugno, unitamente alla madre, avrebbe affidato la Fiat Panda – già rinvenuta dai Carabinieri nel corso dell’indagine – presso un carrozziere della zona a cui venne riferito che quei danni erano dovuti all’investimento di un animale.

 

G. D.