Torna il pubblico negli stadi e anche in piazza, quanta ipocrisia

Torna il pubblico negli stadi e anche in piazza, quanta ipocrisia
Spread the love

C’è uno sport professionistico che gioisce e uno dilettantistico che langue nell’oblio

<<La finale di Coppa Italia, Atalanta – Juventus, prevista per il 19 maggio al Mapei Stadium di Sassuolo, sarà aperta al pubblico. Dopo essermi confrontato con il Ministro Roberto Speranza, confermo la disponibilità del Governo ad aprire lo stadio ai tifosi al 20% della capienza>>.

E’ quanto ha dichiarato il ligure Sottosegretario di Stato alla Salute ed esponente di Noi con l’Italia, Andrea Costa che continua.

<<Il Cts mi ha appena confermato che gli spalti degli Internazionali di Tennis di Roma saranno aperti al pubblico sin dalle sfide degli ottavi di finale, secondo una percentuale tra il 20 e il 25% della capienza>>.

Ieri pomeriggio si è celebrata la “spontanea” festa scudetto dell’Inter in Piazza del Duomo a Milano. Forse 30mila persone, comunque migliaia.

E sulla festa di ieri il commento dell’infettivologo Matteo Bassetti.

<<Era ampiamente prevedibile che succedesse. Non sarebbe stato meglio avere gli stessi tifosi in numero limitato allo stadio per festeggiare i loro beniamini?

Diecimila tifosi a San Siro tutti distanziati e controllati: il 15% della capienza.

Occorre finirla con l’ipocrisia di vietare cose sensate sapendo che ne succederanno certamente altre molto più rischiose e insensate>>.

Quindi grande attenzione allo sport professionistico dimenticando completamente quel tessuto sportivo che coinvolge il dilettantismo.

Migliaia di piccole società gestite da appassionati, che ci (ri)mettono del loro, hanno chiuso o stanno decidendo se farlo. E sono proprio queste le società che fanno aggregazione tra giovani, insegnando regole e rispetto, anche se poi vanificate da pessimi esempi dei “grandi”.

Queste sono le vere scuole dilettantistiche dove si pratica ancora sport.

Il calcio professionistico è con merito fra i primi cinque o sei settori economici nazionali, quindi non chiamiamolo più sport. E’ business per chi lo gestisce e per chi lo pratica.

Un ultimo pensiero alle immagini di ieri in Piazza Duomo (così come quelle che verranno nei prossimi avvenimenti sportivi). Cosa avranno pensato quegli esercenti che da quindici mesi lottano con chiusure, aperture, protocolli, costosi dispositivi, misurando distanze millimetriche?

La sagra dell’ipocrisia manco la pandemia è riuscita a debellare. E qualcuno gridava “Torneremo migliori di prima”, miiiiiiiiiiiiiiiii.

 

G. D.

Pubblico stadi. E cinema, teatri, discoteche, concerti?

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *