Daniele ricorda quando Guccini soffiava come il vento sull’Avzé

Daniele ricorda quando Guccini soffiava come il vento sull’Avzé
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Oggi i funerali (privati) del cantautore che frequentava Sassello e sassellesi

 

Francesco Guccini – Oggi, sabato 8 agosto, si terranno a Pàvana, frazione di Sambuca Pistoiese, in provincia di Pistoia, i funerali di Francesco Guccini, mancato giovedì scorso a 86 anni. Lì, sull’Appennino tosco-emiliano, ha vissuto ed è morto.

I funerali, su volere della famiglia, si terranno in forma privata, nessun lutto cittadino, nessuna bandiera abbassata, nessuna cerimonia istituzionale. Nella piccola frazione saranno tumulate le ceneri, forse prima due cerimonie a Modena, luogo di nascita, e Bologna, città adottiva.

Il nostro Daniele Buschiazzo vuole ricordare il personaggio che a Sassello veniva volentieri e dove aveva amici.

<<Ci sono notizie che risuonano come un albero antico che cade nel bosco, un tonfo sordo che cambia all’improvviso la fisionomia del paesaggio. La scomparsa di Francesco Guccini lascia un vuoto che va ben oltre la storia della musica d’autore italiana. Per tutti è stato il poeta colto che ha accompagnato generazioni di ragazzi, per molti il volto familiare e burbero del barista Adolfo in Radiofreccia. Ma per chi vive, amministra e respira le aree interne, Guccini era prima di tutto un uomo di montagna.

Ho avuto la fortuna di conoscerlo personalmente durante una festa nel bosco a Sassello (me lo presentò Andrea Pastorino). Come tanti, ero cresciuto ascoltando le sue canzoni, ma trovarselo di fronte è stata un’esperienza diversa. Scambiammo semplicemente due parole, eppure bastò quel breve istante per toccare con mano la sua grande sensibilità. Dietro la sua figura imponente si percepiva un’anima che era in connessione e rispettava i ritmi della natura che ci circonda.

Leggendo oggi dichiarazioni, articoli, i testi delle sue canzoni, o i libri scritti con Loriano Macchiavelli, si può dire che Guccini era un’ambientalista vero. Il suo non era un ambientalismo da salotto, ma una pratica autentica. In un’epoca che troppo spesso ha marginalizzato i piccoli borghi e l’entroterra, lui ci ha insegnato il valore di restare, la dignità di chi presidia il territorio e l’importanza di proteggere il nostro capitale naturale.

Sassello, con le sue foreste, i suoi sentieri e il suo inscindibile rapporto con l’ambiente, riflette esattamente quel mondo a cui Francesco apparteneva. È l’Italia dei margini che diventa centro.

Come in “Noi non ci saremo” mi viene da dire “E dai boschi ritorna la vita” (anche perché la Terra continuerà a vivere anche dopo che non ci sarà più l’Uomo: siamo Noi che abbiamo bisogno di Lei e non il contrario). È forse questo il saluto più giusto che possiamo rivolgergli, prendendo in prestito le parole che oggi risuonano in molti omaggi a lui dedicati. Se n’è andato l’ultimo grande cantastorie, ma la sua voce continuerà a soffiare come il vento sul nostro Avzè.

Daniele Buschiazzo>>.

 

G. D.

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