Sassello, una Città che si ama, anche con i suoi meno otto

Sassello, una Città che si ama, anche con i suoi meno otto
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Le recenti e possibili nuove chiusure spingono alla crescita del paese

Come scrisse il compianto amico Piero Rossi nel suo “Sassello Storia e cultura” (edito dagli Amici del Sassello e in vendita presso il Museo), con il definitivo tramonto dell’astro napoleonico a Waterloo, il Congresso di Vienna sancì la fine della Repubblica di Genova, di cui Sassello aveva seguito le sorti per due secoli nella buona e nell’avversa fortuna, che venne incorporata negli Stati di S.M. il Re di Sardegna.

E qui, grazie alla vasta popolazione che risiedeva nel Paese, un decreto reale attribuì a Sassello la definizione di “Città”.

Motivo di orgoglio che, sebbene la popolazione, specie nel dopoguerra, andò sempre più calando fino agli attuali 1800 circa, mai è venuto meno quell’orgoglio cittadino che ha sempre reso accattivante frequentarlo.

La pandemia, sebbene non abbia migliorato l’uomo, ha certamente dimostrato una maggior vivibilità nei paesi, dove ci si sente meno soffocati e più liberi rispetto a grosse cittadine o città. Da qui una crescita sia sotto l’aspetto demografico, sia nel mercato immobiliare.

Importante sarà per il paese aumentare l’offerta e le proposte per renderlo ancor più vivibile.

Nel frattempo godiamoci questo sole, e con un maglione in più anche il termometro sarà un nonnulla.

 

G. D.

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