Val di Fiemme sede delle Olimpiadi invernali, dove sono nati i violini Stradivari

Arriva da una ricerca internazionale, coordinata dal Cnr-Ibe, che ha analizzato 314 serie di anelli di accrescimento di 284 violini autentici di Antonio Stradivari
Violini Antonio Stradivari – Lo studio ha svelato comeil liutaio cremonese selezionasse il legno di alta quota dalle foreste alpine, in particolare della Val di Fiemme, in queste settimane sede delleOlimpiadi e Paralimpiadi Invernali Milano Cortina 2026.
Gli abeti cresciuti duranteil Minimo di Maunder (1645–1715), un periodo di freddo intenso noto come “Piccola Era Glaciale”, con stagioni vegetative brevi e temperature basse,hanno generato legno particolarmente adatto alla costruzione di tavole armoniche.
Lo studio Cnr-Ibe mostra come, nella fase di massima maturità artistica,Stradivari abbia concentrato il suo approvvigionamento in quest’area.La ricerca è pubblicata su Dendrochronologia.

L’Istituto per la bioeconomia del Consiglio nazionale delle ricerche (Cnr-Ibe),ha analizzato 314 serie di anelli di accrescimento di 284 violini autentici,dimostrando come il maestro cremonese selezionasse sistematicamente una qualità di legno particolarmente omogenea, ideale per le tavole armoniche.
Ed è proprio nella fase di massima maturità artistica e tecnica, detta la ‘golden age’,Stradivari si approvvigionava in quest’area geografica del Trentino.
<<Molti strumenti presentano sequenze di anelli estremamente simili e dimostrano come Stradivari abbia spesso utilizzato tavole ricavate dallo stesso tronco per realizzare diversi violini, prodotti anche a distanza di anni – spiega MauroBernabeidel Cnr-Ibe e coordinatore della ricerca -. Questo comportamento sembra riflettere una selezione molto accurata del legno, volto a sfruttare materiali ritenuti particolarmente adatti>>.
Infatti, sono propriole analisi che attestano la qualità particolare degli abeti rossi (Picea abies) cresciuti ad alta quota, caratterizzati da anelli sottili e regolari.
<<Gli anelli analizzati mostrano inoltre una crescita particolarmente ridotta, non corrispondente all’attuale limite dei boschi di abete rosso, ma coerente con le condizioni climatiche verificatesi durante il Minimo di Maunder (circa 1645–1715), un periodo caratterizzato da una diminuita attività solare e da un generale raffreddamento – continua Bernabei -.
Se nei violini più antichi, le caratteristiche del legno sono riconducibili a provenienze eterogenee, non sempre localizzabili con precisione, all’inizio del Settecento si osserva una svolta netta, che coincide temporalmente con il ‘periodo d’oro’, nel quale si collocano proprio i violini costruiti grazie all’utilizzo dell’abete rosso della Val di Fiemme, nel Trentino orientale>>.
Risultati che confermanol’importanza delle foreste alpine nella tradizione della liuteria cremonese.
<<L’approfondimento degli aspetti dendrocronologici permette di chiarire come clima, ambiente e scelte del liutaio abbiano concorso alla realizzazione di strumenti oggi considerati insuperabili. Infine, lo studio rappresenta un tributo al lavoro del liutaio e dendrocronologo John Carass Topham (1951–2025) che nel corso della sua carriera ha raccolto una parte fondamentale dei dati utilizzati. La sua attività – conclude il ricercatore – ha contribuito in modo determinante a definire le metodologie oggi adottate nello studio dendrocronologico degli antichi strumenti musicali>>.
G. D.

































