Morto Tetsuya Chiba: il fumettista giapponese che disegnò ‘Rocky Joe’

(Adnkronos) – Il mondo del fumetto giapponese piange Tetsuya Chiba, uno dei più celebri mangaka del Paese, noto soprattutto per aver disegnato ‘Ashita no Joe’, conosciuto in Italia come ‘Rocky Joe’. L’autore è morto il 22 ottobre, all’età di 87 anni, in un ospedale di Tokyo, a causa di una sindrome mielodisplastica, una malattia del midollo osseo. La notizia della scomparsa è stata resa pubblica oggi, martedì 27 ottobre, dai media giapponesi. Secondo quanto riportato dalla stampa, i funerali si sono svolti in forma strettamente privata, alla presenza dei soli familiari.
Disegnatore di manga fin dall’età di 17 anni, la consacrazione per Tetsuya Chiba arrivò con ‘Ashita no Joe’, pubblicato dal 1968 al 1973 sulle pagine di ‘Weekly Shōnen Magazine’. La serie, scritta da Asao Takamori, pseudonimo dello sceneggiatore Ikki Kajiwara, e disegnata da Chiba, racconta la vicenda di Joe Yabuki, giovane orfano cresciuto ai margini della società che trova nella boxe una possibilità di riscatto. Ambientata nelle periferie povere del Giappone del secondo dopoguerra, la storia affronta temi come l’emarginazione, la violenza, la disciplina, il sacrificio e la ricerca di un’identità. L’incontro con l’ex pugile e allenatore Danpei Tange segna l’inizio del percorso di Joe verso il ring, in una vicenda dominata dalla rivalità sportiva, dalla determinazione e dal desiderio di dare un senso alla propria esistenza. Il manga si impose come una delle opere più rappresentative del fumetto giapponese e contribuì a consolidare il genere sportivo. Dalla serie furono tratti due adattamenti televisivi animati, il primo nel 1970 e il secondo nel 1980, oltre a film d’animazione, produzioni cinematografiche dal vivo e videogiochi. In Italia l’opera è diventata nota con il titolo ‘Rocky Joe’, conquistando diverse generazioni di lettori e spettatori. Il finale della storia, legato al destino del protagonista dopo un durissimo incontro per il titolo mondiale, è rimasto uno degli elementi più discussi dell’opera. La celebre immagine conclusiva di Joe, seduto al proprio angolo con un sorriso sul volto, è diventata un simbolo della sua scelta di affrontare la vita senza risparmiarsi, fino a consumare tutte le proprie energie.
Nel corso della carriera Chiba firmò numerosi altri manga. Tra questi ‘Shidenkai no Taka’, ‘Harisu no Kaze’, ‘Ore wa Teppei’, pubblicato in Italia come ‘Io sono Teppei’, e ‘Ashita tenki ni naare’, conosciuto nel nostro Paese come ‘Tutti in campo con Lotti’. Un posto di rilievo nella sua produzione occupa anche ‘Notari Matsutarō’, serie dedicata al sumo, pubblicata a partire dal 1973 e proseguita, con alcune interruzioni, fino al 1998. Per quest’opera l’autore vinse nel 1977 il premio Shōgakukan per i manga. Il riconoscimento del suo contributo culturale è proseguito anche negli ultimi anni. Nel 2024 Chiba ha ricevuto il Kikuchi Kan Prize, assegnato per la sua attività artistica e per l’impegno nel sostenere i giovani autori e tutelare i diritti dei fumettisti.
Nato a Tokyo l’11 gennaio 1939, Tetsuya Chiba trascorse gran parte dell’infanzia e dell’adolescenza in Manciuria, territorio della Cina nordorientale allora sotto il controllo giapponese. Il padre lavorava in una fabbrica di carta e la famiglia rimase nella regione fino alla fine della Seconda guerra mondiale, per poi rientrare in Giappone nel 1946. Durante gli anni trascorsi in Cina, Chiba, il maggiore di quattro fratelli, cominciò a inventare e disegnare storie per intrattenere i più piccoli. Tra i suoi fratelli c’era Akio Chiba, che avrebbe seguito le sue orme diventando a sua volta un fumettista.
Il primo lavoro per un editore risale al 1956, quando, ancora studente delle scuole superiori, realizzò ‘Fukushū no Semushi Otoko’ per il circuito dei libri a noleggio. Il debutto professionale arrivò nel 1958 sulla rivista ‘Shōjo Book’ con ‘Butōkai no Shōjo’. Negli anni Sessanta si dedicò sia ai manga per ragazzi sia a quelli destinati a un pubblico femminile, costruendo progressivamente uno stile narrativo capace di coniugare vicende personali, conflitti sociali e tensione drammatica, arrivando alla popolarità con ‘Ashita no Joe’, pubblicato dal 1968. (di Paolo Martini)
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