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Berardi (Aiom): “Viaggio del Papa in America Latina segnale di speranza per i pazienti oncologici”

Berardi (Aiom): “Viaggio del Papa in America Latina segnale di speranza per i pazienti oncologici”
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(Adnkronos) – Dopo l’intervento per un adenocarcinoma polmonare, il Pontefice si prepara a partire per Uruguay, Argentina e Perù. Il viaggio apostolico di Papa Leone XIV in America Latina arriva a circa un mese dall’intervento chirurgico, per l’asportazione di un adenocarcinoma polmonare, e “rappresenta un importante messaggio di speranza per molti pazienti oncologici. Dimostra, infatti, come i progressi della ricerca e della chirurgia possano consentire, in molti casi, di recuperare una buona qualità di vita e di tornare a programmare attività e progetti per il futuro”. A sottolinearlo all’Adnkronos Salute è Rossana Berardi, presidente eletta dell’Associazione italiana di oncologia medica (Aiom), a margine del congresso della Società europea di oncologia medica (Esmo 2026), che si conclude oggi a Madrid. 

Berardi commenta così la notizia diffusa dalla Sala Stampa del Vaticano, secondo cui il viaggio apostolico di Leone XIV in Uruguay, Argentina e Perù, previsto dal 6 al 17 novembre 2026, si svolgerà regolarmente, come da programma. “L’asportazione di un lobo polmonare non comporta necessariamente la rinuncia a una vita piena né impedisce, di per sé, di riprendere le proprie attività”, spiega Berardi, che è anche ordinario di Oncologia all’Università Politecnica delle Marche e direttrice della Clinica Oncologica dell’Azienda ospedaliero universitaria delle Marche. Nel caso del Pontefice, aggiunge, “è importante che la decisione di partire sia stata preceduta da un’attenta valutazione clinica e dal via libera dei medici che lo hanno in cura. Il recupero dopo un intervento di questo tipo, tuttavia, varia da persona a persona e dipende dalle condizioni generali di salute, dalla funzionalità respiratoria e dall’andamento della convalescenza”. 

Tra gli aspetti da considerare, secondo l’oncologa, ci sono la durata del volo intercontinentale e le caratteristiche di alcune tappe del viaggio. In particolare, Berardi richiama l’attenzione sulla località di Cusco, in Perù, situata a circa 3.400 metri di altitudine. “È importante prestare attenzione sia al lungo volo intercontinentale sia all’altitudine», osserva la specialista. Questi fattori devono essere valutati in relazione alle condizioni cliniche del paziente e alla sua capacità di affrontare lo spostamento” osserva.  

 

Per quanto riguarda la presenza di un’équipe medica al seguito del Papa, Berardi precisa che “non si tratta di una misura obbligatoria in ogni situazione, ma che potrebbe rappresentare una scelta prudente, in base alla valutazione dei medici curanti” aggiunge. “Tra gli elementi da verificare rientrano la funzionalità polmonare, il rischio di tromboembolia, cioè la formazione di coaguli di sangue che possono ostacolare la circolazione, e le possibili complicanze legate al trasferimento. Anche il riposo durante il viaggio e nelle diverse tappe è fondamentale” raccomanda l’esperta.  

Il messaggio di speranza, sottolinea Berardi, “deve essere accompagnato da una precisazione importante: non tutti i pazienti sottoposti allo stesso intervento possono seguire le medesime indicazioni o riprendere le attività con gli stessi tempi. La possibilità di viaggiare e affrontare impegni prolungati dipende dal recupero individuale e deve essere valutata caso per caso, insieme ai professionisti sanitari che seguono la persona”. A circa un mese dall’intervento, nel caso del Santo Padre, “è possibile che i medici abbiano ritenuto compatibile il viaggio con le sue condizioni di salute. L’importante è che questa attività non sottoponga il suo organismo a uno sforzo eccessivo”. Infine, “testimoniamo la vicinanza al Santo Padre, affinché questo viaggio possa rappresentare non soltanto un momento importante del suo pontificato, ma anche una testimonianza di fiducia, speranza e ritorno alla vita dopo la malattia” conclude. 

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