Stop a burqa e niqab a scuola, tetto del 30% agli stranieri in classe: il governo stringe sul dl, oggi in Cdm

(Adnkronos) – Il governo stringe sul dl scuola, atteso oggi nel Consiglio dei ministri che dovrebbe tenersi alle 16,30. Sciolto definitivamente il nodo sullo strumento normativo. “Sarà un decreto legge, perché urge intervenire da quest’anno, quindi entrerà direttamente in vigore”, ha dichiarato il ministro dell’Istruzione e del Merito, Giuseppe Valditara, durante una conferenza stampa della Lega dedicata alla misura che introdurrà un tetto del 30% di studenti non italofoni e il divieto di indossare burqa e niqab in classe.
Le norme erano state annunciate domenica scorsa dalla premier Giorgia Meloni dal palco di Fenix, la kermesse della giovanile di Fdi, e stanno infiammando il confronto politico con le opposizioni, sotto lo sguardo del Colle. Proprio il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella era stato chiamato in causa da Meloni nel corso della puntata di ‘Porta a Porta’ di martedì sera, quando la premier aveva ricordato le circolari firmate dall’allora ministro dell’Istruzione sull’integrazione scolastica. Le interlocuzioni tra governo e Quirinale proseguono, mentre gli uffici del Mim sono al lavoro per limare il testo.
Il Quirinale, intanto, guarda soprattutto al merito della proposta. Secondo quanto trapela all’Adnkronos da ambienti del Colle, non ci sarebbe stata una preferenza per un particolare strumento normativo: il punto centrale sarebbero i contenuti. Tra i principi richiamati figurano l’integrazione e il diritto allo studio. E proprio il passaggio da una circolare a una norma di legge, viene osservato, avrebbe un peso diverso sul piano dell’applicazione: “Se un preside disattende una circolare, forse gli fanno un’ispezione; se disattende una legge, è un’altra cosa”. Se l’esecutivo punta a rendere operative le nuove regole già nell’anno scolastico in corso, viene osservato, è chiaro che dovrà muoversi rapidamente.
Quanto alle polemiche sulle parole della premier sulla circolare del 1990, dagli stessi ambienti si sottolinea la consapevolezza del contesto politico: c’è una campagna elettorale, seppure anticipata, e quella in corso viene considerata parte della dialettica politica. Il Presidente, viene ribadito, guarda invece al merito delle norme.
Il provvedimento che oggi arriverà sul tavolo del Cdm si articolerà su più fronti, con l’obiettivo dichiarato di contrastare la formazione di classi-ghetto e favorire l’integrazione degli studenti stranieri attraverso una maggiore conoscenza della lingua italiana. La proposta prevede un tetto del 30% per gli alunni che non possiedono un’adeguata conoscenza dell’italiano. Il criterio non sarebbe dunque legato alla cittadinanza, ma al livello di competenza linguistica. Dal conteggio verrebbero esclusi, tra gli altri, gli studenti che abbiano frequentato la scuola dell’infanzia o maturato un numero sufficiente di anni di scuola in Italia.
La distribuzione degli alunni sarebbe affidata agli uffici scolastici territoriali, chiamati a coordinare i dirigenti per evitare concentrazioni eccessive di studenti con difficoltà linguistiche nelle stesse scuole e favorire una presenza più equilibrata sul territorio. Qualora non fosse possibile rispettare il limite, è prevista la possibilità di deroghe, accompagnate da un rafforzamento dell’insegnamento dell’italiano.
La misura punta a superare la precedente impostazione contenuta nella circolare Gelmini del 2010, introducendo una norma di legge destinata a rendere il meccanismo vincolante e operativo. Tra gli obiettivi indicati figurano anche il contrasto al rallentamento dei processi di apprendimento per l’intera classe, la riduzione della fuga delle famiglie italiane dalle scuole con una forte presenza di studenti stranieri e la promozione dell’integrazione attraverso la conoscenza della lingua.
Un secondo capitolo riguarda il divieto di burqa e niqab nelle scuole. La proposta viene collegata al principio della parità tra uomo e donna e alla necessità di garantire pienamente la frequenza scolastica. In questo quadro, viene richiamato anche l’obbligo di istruzione: una famiglia non potrebbe sottrarre una ragazza alla scuola per aggirare il divieto, fermo restando che la normativa già prevede conseguenze per i genitori che violano l’obbligo scolastico.
Infine, è prevista l’obbligatorietà di corsi di italiano per i genitori degli studenti stranieri che presentino particolari difficoltà di apprendimento o di comportamento riconducibili, secondo quanto indicato nella proposta, alla barriera linguistica presente all’interno della famiglia. La palla ora passa nelle mani del Cdm.
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