Parrucchieri e centri estetici: Codacons “Anticipare apertura o sarà catastrofe”. Proteste anche dalla Liguria

Parrucchieri e centri estetici: Codacons “Anticipare apertura o sarà catastrofe”. Proteste anche dalla Liguria
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“L’assurdo ritardo alimenterà abusivismo e lavoro in nero”

Il Codacons ha inviato oggi una istanza al Governo, al Commissario Domenico Arcuri, all’Iss e ai presidenti di tutte le Regioni italiane, chiedendo di adottare provvedimenti urgenti per consentire la riapertura anticipata di parrucchieri e centri estetici, e il ritorno all’attività degli artigiani.

Da più parti montano le proteste per l’ingiusta discriminazione cui sono sottoposti alcune categorie di lavoratori, che potranno tornare ad operare solo dall’1 giugno, nell’ambito delle aperture programmate dal Governo per la fase 2 – ha spiegato il presidente Carlo Rienzi intervenendo oggi al programma dai Rai1, “Storie italiane” – Una scelta che non appare giustificata dalle esigenze sanitarie legate al coronavirus, e che anzi rischia di produrre danni enormi sia in ambito economico che sanitario.

Parrucchieri, centri estetici e artigiani potrebbero già dal 4 maggio riprendere le proprie attività, con il rispetto delle disposizioni di legge, ossia distanze minime nei locali e l’uso di mascherine e guanti, al pari di quanto avviene sia oggi per numerosi esercizi (supermercati, tabaccherie, ecc.), sia dal 4 maggio per gli altri esercizi cui sarà consentita l’apertura – prosegue l’associazione – A prevederlo le norme già in vigore, con il DL n. 18 del 17 marzo che stabilisce “per i lavoratori che nello svolgimento della loro attività sono oggettivamente impossibilitati a mantenere la distanza interpersonale di un metro” l’utilizzo di dispositivi di protezione individuale (Dpi).

Il rischio concreto è quello di ottenere l’effetto contrario: la ritardata ripresa di tali attività alimenterà abusivismo e lavoro e in nero, con parrucchieri, estetiste ed artigiani che opereranno a domicilio dei clienti, senza alcun controllo e col pericolo di incrementare i contagi.

In assenza di interventi, il 30% delle attività artigiane, centri estetici e parrucchieri sarà costretto a chiudere i battenti e dichiarare fallimento, non avendo più le risorse per portare avanti le attività – conclude il Codacons.

 

Andrea Costa (Liguria Popolare): Alla politica il compito di dettare le regole non i divieti

“Parrucchieri, estetisti e tatuatori rappresentano quelle attività che tra le prime ai primi di marzo sono state obbligate a chiudere e saranno le ultime a poter riaprire – afferma il presidente di Liguria Popolare Costa (nella foto) – nella consueta e autoreferenziale conferenza stampa del premier, nessun accenno agli strumenti che dovranno essere messi in campo per poter avviare queste attività dopo mesi di stop forzato”.

“Con quali forze continueranno a sostenere le loro famiglie? – si domanda Costa che in Regione Liguria ricopre il ruolo di Presidente della 3^ Commissione Attività Produttive e Lavoro – alla politica il compito di dettare regole ben precise, non solo a limitarsi a mettere divieti. Mi associo dunque alla dura presa di posizione di Confartigianato e Cna perché è in ballo la sopravvivenza di oltre un migliaio di imprese”.

“Altro capitolo riguarda la questione dei dispositivi di sicurezza – prosegue il leader dei popolari – molti operatori del settore si erano già dotati, sostenendo importanti investimenti, di tutti gli strumenti necessari, arrivando anche a ripensare e ristrutturare i loro locali pur di poter riprendere a lavorare ma la prospettiva di un ulteriore mese di fermo, senza concreti aiuti economici, rischia di compromettere seriamente la riapertura”.

“Le associazioni di categoria hanno elaborato e presentato al Governo proposte dettagliate su come tornare a svolgere queste attività osservando scrupolosamente le indicazioni delle autorità sanitarie su distanziamento, dispositivi di protezione individuale, pulizia e sanificazione – prosegue Costa – un accurato protocollo di sicurezza trasmesso ai ministeri competenti che a tutt’ oggi non si sono neppure degnati di rispondere”.

 

G. D.

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