Prime valutazioni del prof. Matteo Bassetti su 140 pazienti del San Martino di Genova

Prime valutazioni del prof. Matteo Bassetti su 140 pazienti del San Martino di Genova
Spread the love

Con l’Istituto Superiore di Sanità vediamo alcuni aspetti sulla letalità Covid-19

Il professor Matteo Bassetti, direttore della Clinica di Malattie infettive dell’Ospedale Policlinico San Martino, con il suo staff è in prima linea da mesi, rilascia alcune considerazioni tramite il suo profilo Facebook.

<<Possiamo iniziare – spiega – a valutare alcuni dati molto preliminari sui primi 140 pazienti con infezione da Sars-Cov 2 ricoverati presso la Clinica Malattie Infettive del Policlinico San Martino di Genova nelle ultime sei settimane.

Vediamo i numeri e la letalità per fascia di età:

  • 0-30 anni: 0 casi/0 morti
  • 30-50 anni: 12 casi/0 morti
  • 50-60 anni: 20 casi/0 morti
  • 61-70 anni: 29 casi/5 morti (17%)
  • 71-80 anni: 39 casi/13 morti (33%)
  • 81-90 anni: 28 casi/15 morti (53%)
  • 91- 100 anni:12 casi/8 morti (67%)

E’ evidente che questa infezione ha una percentuale di letalità tanto più elevata, quando maggiore è l’età dei pazienti. Inoltre le cosiddette fragilità di base (malattie polmonari e cardiache, obesità, immunodepressione, tumori, diabete, ecc) rendono la situazione ancora più difficile. Questo spiega perché in alcune regioni dove l’età media delle persone è molto più alta, come la Liguria, si assiste ad una maggiore letalità da Covid-19.

Sono queste le persone – continua Bassetti – che dovrebbero essere maggiormente protette dal punto di vista preventivo sempre, ma particolarmente in questo momento epidemico ed anche in futuro. Sono queste le categorie che si sarebbero dovute da subito proteggere limitandole negli spostamenti, evitandone i contatti con altre e lasciandole a casa.

La sierologia, attraverso per esempio il test rapido, che è il miglior strumento per mappare la diffusione del virus e che andrebbe offerta gratuitamente a tutta la popolazione, sta evidenziando (dove la si esegue su ampia parte della popolazione come in alcune aree della Lombardia e della Liguria) una diffusione del virus, anche maggiore di quello si era predetto nelle scorse settimane.

Si parla – conclude il professore – di una percentuale della popolazione tra il 10% e il 20% che vorrebbe dire tra 6 e 12 milioni di persone che sono venute in contatto con il virus>>.

 

Pazienti deceduti

E sempre a proposito di letalità, vediamo i dati che l’Istituto Superiore di Sanità pubblica due volte a settimana un’analisi sui dati epidemiologici dei pazienti deceduti positivi a Covid-19 in Italia.

Questi si riferiscono al report del 9 aprile:

Età media

  • 78 anni

Età mediana

  • 80 anni (più alta di oltre 15 anni rispetto a quella dei pazienti che hanno contratto l’infezione e la cui età media è di 62 anni)

Sesso

  • uomini 67,1%
  • donne 32,9%

Patologie pregresse al momento del ricovero

  • Pazienti con 0 patologie pre-esistenti 3,5%
  • Pazienti con 1 patologia pre-esistente 14,8 %
  • Pazienti con 2 patologie pre-esistenti 20,7 %
  • Pazienti con 3 o più patologie pre-esistenti 61%

Aree geografiche con la percentuale maggiore di deceduti

  • Lombardia con 58,4%
  • Emilia Romagna con il 13,3%
  • Piemonte con il 7,3%.
  • Veneto con il 4,5%

Sintomi più comunemente osservati prima del ricovero nelle persone decedute

  • febbre 76%
  • dispnea 72%
  • tosse 38%
  • diarrea 6%
  • emottisi 1%

I dati che saltano all’occhio, oltre all’età più avanzata, sono che il virus colpisce per due terzi più gli uomini rispetto le donne; le patologie pre-esistenti hanno un ruolo fondamentale; la regione lombarda detiene il triste primato di area più colpita, sei persone su dieci risiedono in quella regione; febbre e sofferenza respiratorio sono di gran lunga i sintomi più evidenziati.

 

G. D.