Arrestato cassiere Agenzia Entrate-Riscossione Genova per aver sottratto 230mila euro

Arrestato cassiere Agenzia Entrate-Riscossione Genova per aver sottratto 230mila euro
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Sono state accertate oltre 420 operazioni di appropriazione per un ammontare di circa 230.000 euro

La Guardia di Finanza di Genova ha sottoposto ad indagine un dipendente dell’Agenzia delle Entrate-Riscossione, con mansioni di cassiere presso lo sportello di Genova, per una serie di gravi reati quali peculato, accesso abusivo a sistemi informatici, falsità ideologica e materiale commessa dal pubblico ufficiale in atti pubblici, falsità commesse da pubblici impiegati incaricati di un servizio pubblico.

Stamane l’uomo è stato arrestato dagli stessi finanzieri e posto agli arresti domiciliari su ordine del Gip presso il Tribunale di Genova, su richiesta della Procura della Repubblica.

Nei confronti dell’indagato e stato inoltre eseguito un decreto di sequestro preventivo di disponibilità finanziarie sino alla concorrenza dell’importo di 229.986,06 euro.

Il cassiere, nello sviluppo delle proprie mansioni, avendo la disponibilità di somme di denaro destinate ai rimborsi in favore dei contribuenti, se ne appropriava con diverse modalità:

  • facendo sottoscrivere surrettiziamente ai contribuenti i modelli Rei senza corrispondere le somme richieste e provvedendo ad aggiornare gli applicativi del sistema informatico con dati ideologicamente falsi;
  • simulando la corresponsione di rimborsi in favore di contribuenti dopo essersi introdotto all’interno degli applicativi del sistema informatico dell’Agenzia delle Entrate-Riscossione per verificare l’esistenza di titoli di rimborso in favore dei contribuenti, quindi procurarsi codice fiscale e copia dei documenti degli ignari contribuenti e compilare moduli Rei contenenti false attestazioni di rimborso in favore dei contribuenti, anche in assenza di istanze da parte degli stessi.

<<L’indagato accedeva quindi abusivamente agli applicativi del sistema informatico dell’Agenzia delle Entrate-Riscossione e verificava l’esistenza di titoli di rimborso a favore di contribuenti – spiega il procuratore della Repubblica Nicola Piacente -; quindi, si procurava copia dei documenti di tali contribuenti acquisendoli da precedenti pratiche presenti nel sistema; infine compilava falsi moduli di richiesta di rimborso che poneva all’incasso intascandosi il relativo importo>>.

L’indagine è partita da una denuncia – querela presentata a gennaio dall’Agenzia delle Entrate-Riscossione presso il Nucleo di Polizia Economico-Finanziaria della Guardia di Finanza di Genova, poiché aveva riscontrato numerose e gravi irregolarità nella gestione dei rimborsi ai contribuenti compiute dal proprio dipendente.

<<Le meticolose e puntuali verifiche interne effettuate dall’Agenzia delle Entrate-Riscossione nei confronti del dipendente – conclude il Procuratore – hanno infatti consentito di acquisire elementi di anomalia in relazione ad operazioni di rimborso ai contribuenti di somme “in eccedenza”, cioè di somme versate dai contribuenti per mero errore ovvero che risultavano non più dovute da questi per il venir meno, in tutto o in parte, dei debiti iscritti a ruolo e già versati, a causa di provvedimenti di sgravio disposti dagli Enti creditori od ancora per l’ effetto di provvedimenti legislativi di “rottamazione” o saldo e stralcio>>.

Di fronte a queste evidenze la Procura della Repubblica di Genova ha delegato ulteriori attività investigative al Nucleo di Polizia Economico-Finanziaria, quali intercettazioni audio video. Infatti è stato possibile monitorare una serie di operazioni di rimborso del tutto simulate, concluse dall’indagato con il prelievo dalla cassa di denaro contante.

Durante la perquisizione domiciliare la Guardia di Finanza ha rinvenuto 67.000 euro in contanti e numerose monete d’oro.

Fatta salva la presunzione di innocenza – in base agli artt. 27 della Costituzione, 6 della Convenzione europea dei Diritti dell’Uomo, 47 e 48 della Carta dei Diritti Fondamentali dell’Unione Europea – delle persone sottoposte ad indagini preliminari, nonché la possibilità per le medesime di far valere, in ogni fase del procedimento, la propria estraneità ai reati per cui si precede.

 

G. D.