“Tuo figlio è nei guai” e si fanno consegnare 3mila euro, due giovani truffano un’anziana di Spotorno

“Tuo figlio è nei guai” e si fanno consegnare 3mila euro, due giovani truffano un’anziana di Spotorno
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I carabinieri di Spotorno denunciano due giovani di 23 e 24 anni

Ieri, al termine di complesse e puntuali indagini, i carabinieri della Stazione di Spotorno hanno denunciato in stato di libertà alla Procura della Repubblica di Savona un 23-enne ed un 24-enne, autori di una truffa in danno di un’anziana signora, con la tecnica del “falso avvocato”.

Era la fine del mese di giugno scorso, quando la signora riceveva sulla sua utenza domestica la telefonata di un sedicente avvocato, il quale la informava che il figlio aveva causato un grave incidente stradale e, per evitare che andasse in carcere, doveva versare la somma di 5000 euro.

La donna spaventata e frastornata cadeva nel tranello e consegnava al giovane falso avvocato tutti i risparmi che aveva in casa, per l’importo di 3000 euro.

La vittima si accorgeva solo in un secondo momento di esser stata truffata, quando riceveva la telefonata del figlio.

Denunciato il fatto ai carabinieri di Spotorno, venivano avviate le indagini, vagliati i tabulati telefonici, cercate le immagini delle telecamere installate nei pressi del luogo della consegna del denaro, così come ascoltavano persone che potessero avere informazioni utili.

Grazie ad alcuni fotogrammi, i carabinieri riuscivano ad individuare i due giovani truffatori, dei quali però restavano ignote le generalità. La parte più difficile del lavoro consisteva proprio nel dover dare un’identità certa a dei volti sconosciuti.

I carabinieri di Spotorno avviavano un lungo e complesso controllo incrociato nelle diverse banche dati in uso alle forze di polizia, mettendo a sistema il particolare “modus operandi” con la fisionomia dei truffatori, non tralasciando un dettaglio importante riferito dalla donna, ossia il loro marcato accento campano.

Ottenuti dei potenziali sospettati, i reali autori venivano riconosciuti con certezza dalla comparazione delle immagini estrapolate dai database con quelle della videosorveglianza cittadina. Gli investigatori potevano così chiudere il cerchio e denunciare alla locale Procura della Repubblica i due giovani truffatori.

 

G. D.

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