Ospedale Sant’Antonio Sassello è agonia, privatizzazione dietro l’angolo?

Ospedale Sant’Antonio Sassello è agonia, privatizzazione dietro l’angolo?
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Situazione finanziaria criticissima in un tunnel che non vede luce al fondo

Sassello Sant’Antonio – L’ultimo consiglio comunale di Sassello, venerdì 29 settembre, si è occupato dell’Asp Ospedale Sant’Antonio, di cui è ben nota la critica situazione finanziaria che registra un pesante disavanzo di oltre 800 mila euro.

Situazione che mette a rischio l’unica struttura socioassistenziale del comprensorio sassellese, formato peraltro da cinque Comuni dell’entroterra.

Il commissario straordinario Gabriele Marino Noberasco ha ricevuto dalla Regione il compito di “valutare la reale situazione gestionale dell’Asp, al fine di poter assumere le conseguenti determinazioni in merito al processo di risanamento ovvero l’avvio di un nuovo ciclo amministrativo e gestionale in un quadro di correttezza e chiarezza contabile ed economico-patrimoniale”. Un arduo compito per cui Noberasco ha chiesto e ottenuto una proroga dell’incarico e dell’approvazione dei bilanci fino al 28 febbraio 2024.

Febbraio è dietro l’angolo e la situazione è sempre disastrosa, nel penultimo consiglio comunale del 28 luglio è avvenuta l’audizione del commissario che ha presentato un piano di risanamento che necessita di alcuni incastri, finora rimasti tali.

Su proposta del capogruppo di minoranza Gian Marco Scasso, discussa in consiglio, a breve sarà nominata una “commissione Sant’Antonio”, ma i tempi da qui a febbraio sono brevi, e i debiti continuano ad aumentare.

Senza interventi di Regione Liguria e Asl sarà difficile riassestare le casse.

Ecco perché il consiglio comunale, all’unanimità, ha approvato una mozione che impegna il sindaco e la giunta comunale:

  • a sostenere il commissario straordinario dell’Asp Ospedale Sant’Antonio di Sassello nella richiesta di ulteriori posti convenzionati all’Asl2 e alla Regione Liguria sia in Rp che in Rsa;
  • a sollecitare l’Asl2 Savonese affinché porti a compimento i progetti che ha in capo relativamente al filone sanità nella Strategia Nazionale Aree Interne del Beigua-Sol e che danno al Sant’Antonio un ruolo centrale per il territorio;
  • a sollecitare l’Asl2 Savonese affinché venga ristrutturata e potenziata la piastra ambulatoriale a pian terreno dell’Asp;
  • a chiedere a Regione Liguria di inserire tra i possibili beneficiari per i finanziamenti per l’efficientamento energetico anche le Asp in quanto soggetti pubblici;
  • a richiedere che la destinazione di utilizzo dell’Asp sia vincolata alle persone anziane, come è sempre stato, e ogni attività intrapresa sia compatibile con questa destinazione.
  • a inviare tale mozione a presidente della Giunta Regionale Giovanni Toti; assessore regionale alla Sanità Angelo Gratarola; direttore Asl2 Savonese commissario straordinario Michele Orlando; presidente della II Commissione Consiliare Regionale (Sanità) Brunello Brunetto.

Basterà, il tempo stringe e quella del Sant’Antonio di Sassello ormai pare un’agonia.

Il mio commento

Fin qui fatti e cronaca, vorrei aggiungere alcune mie considerazioni di libera lettura.

Il Sant’Antonio versa nelle stesse condizioni di ogni altra simile realtà, sicuramente più grave, fondate in passato grazie a importanti lasciti di signori benestanti che ora, almeno qui, non ci sono più. Ciò permetteva rette modeste, e anche modestissime per i residenti meno abbienti. Il personale era al minimo e operava sul filo dei diritti dei lavoratori.

Nel tempo le strutture sono state anche adeguate alle crescenti norme sulla sicurezza e della stessa vivibilità, al Sant’Antonio ricordo nel 1990 camerate con 10/12 posti letto. Adeguate con quali soldi? Con le vendite del patrimonio immobiliare ereditato da quei nobili lasciti.

Una struttura per anziani non potrà certo operare come un immobiliarista; quindi, ben venga il far star meglio gli ospiti vendendo il patrimonio. Certo, chi ha potuto disporre di enormi lasciti, seppur vendendo ne ha sempre, chi, invece come il Sant’Antonio ne ha avuti meno non gli resta nulla per far fronte ai lavori straordinari di questi ultimi anni.

E con i costi di gestione degli ultimi decenni, le rette non bastano a pareggiare i conti.

Detto brutalmente, senza la solidarietà di un tempo, il Sant’Antonio è destinato a chiudere.

Potrebbe essere riconvertito e adeguato alle esigenze del mercato, che è quello del business. Quindi privatizzato, magari trasformato, senza doverlo sciogliere, in Fondazione privata giusto per mantenere una forte autonomia locale.

 

G. D.