Suicidio in carcere, 46enne si toglie la vita nel carcere di Marassi a Genova

Suicidio in carcere, 46enne si toglie la vita nel carcere di Marassi a Genova
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L’uomo si trovava in una cella con altri due detenuti ed era in attesa del processo di Appello

“Purtroppo dobbiamo segnalare un altro suicidio nel carcere di Genova Marassi: un uomo detenuto, nato nel 1975, è morto in cella”. Commenta amareggiato Michele Lorenzo, segretario per la Liguria del Sindacato Autonomo Polizia Penitenziaria Sappe.

“Come sapete abbiamo sempre ribadito la nostra posizione di aumentare la sicurezza un morto fra le mura carcerarie è sempre una sconfitta per lo Stato.

Il fatto è grave – prosegue Lorenzo – se si colloca in un quadro ben più grave degli istituti liguri dove c’è l’assoluta indifferenza del Provveditorato di Torino (da cui la Liguria dipende dopo l’assurda scelta di chiudere quello Genova) alle nostre richieste di intervento.

Ricordo che Marassi è stato già protagonista di varie proteste, di vari tentati suicidi e di vari atti offensivi verso la Polizia penitenziaria. Marassi non può più reggere il peso dell’indifferenza dell’amministrazione: è indispensabile incontrarci e capire cosa non funziona.

Ovvio che le cause del suicidio possono essere innumerevoli.

Adesso sarà al vaglio degli inquirenti fatto sta che il connubio sopra fondamento penitenziario e carenza di polizia penitenziaria non porta certamente ai risultati ottimali per una gestione in sicurezza di un carcere come Marassi.”

L’uomo morto era appellante e condivideva la cella con altri due compagni.

“Il suicidio e tutti questi altri eventi critici lasciano tutti nello sconcerto – commenta Donato Capece, segretario generale Sappe -, sia il personale operante che i detenuti ivi presenti.

Il suicidio di un detenuto rappresenta un forte agente stressogeno per il personale di polizia e per gli altri detenuti.

A nostro avviso – continua il segretario generale – darebbe importante rivedere il modello custodiale in atto, specie in un carcere come quello di Marassi in cui non c’è un direttore ed un comandante titolari.

Fondamentale sarebbe eliminare l’ozio nelle celle. Altro che vigilanza dinamica.

L’Amministrazione Penitenziaria non ha affatto migliorato le condizioni di vivibilità nelle celle – conclude -, perché ad esempio il numero dei detenuti che lavorano è irrisorio rispetto ai presenti, quasi tutti alle dipendenze del Dap in lavori di pulizia o comunque interni al carcere, poche ore a settimana”.

Il Sappe si rivolge infine “Al Guardasigilli Cartabia di trovare una soluzione urgente ai problemi penitenziari di Marassi e dell’intero Paese”.

 

G. D.

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