Agente carcere Marassi aggredito da detenuto, costole e dito rotto

Agente carcere Marassi aggredito da detenuto, costole e dito rotto
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30 giorni di prognosi, dopo violenze detenuto straniero

Marassi aggressione

– Non c’è pace nelle carceri del distretto penitenziario Liguria-Piemonte. Ieri, nella Casa circondariale di Marassi a Genova, si è consumata l’ennesima folle aggressione ai danni del personale di Polizia Penitenziaria.

Dura presa di posizione da parte di Vincenzo Tristaino, segretario per la Liguria del Sindacato Autonomo Polizia Penitenziaria – Sappe, dopo l’ennesimo episodio avvenuto a Marassi.

“Nel Distretto penitenziario ligure-piemontese, nel solo secondo trimestre del 2024, una marea di eventi critici tra le sbarre delle carceri regionali: 235 resistenze ed ingiurie, 7 proteste collettive con battitura e 15 rifiuti di rientrare in cella – spiega Tristaino -.

112 i poliziotti feriti con prognosi fino a 7 giorni, 15 con prognosi fino a 20 giorni ed 1 con più di 20 giorni. Anche un suicidio tra le fila della Polizia Penitenziaria e due astensioni dalla consumazione del pasto in mensa da parte degli Agenti per protesta.

Un appartenente alla Polizia penitenziaria è stato proditoriamente aggredito con calci e pugni da un detenuto straniero che, poco prima, aveva sfasciato tutto quello che aveva davanti senza alcuna ragione.

Solamente il provvidenziale intervento dei colleghi intervenuti in ausilio si è evitato il peggio e sono stati ripristinati l’ordine e la sicurezza all’interno della Sezione detentiva, ma il collega è stato selvaggiamente picchiato, con un dito e diverse costole rotte ed oltre 30 giorni di prognosi”.

Tristaino chiede “interventi concreti perché non tollereremo più questo tipo di aggressioni che non trovano il giusto trasferimento dei detenuti violenti. Oramai le aggressioni al personale sono meramente statistica e il Sappe auspica in un celere intervento da parte dell’Amministrazione Penitenziaria affinché si possa tornare a lavorare con un minimo di benessere psico fisico”.

Il sindacalista rimarca che la situazione penitenziaria ligure si è aggravata anche con provvedimenti politici ‘senza logica’: “come la scelta scellerata di chiudere dall’oggi al domani il carcere S. Agostino di Savona e il Provveditorato regionale di Genova, accorpandolo a quello di Torino (decisione assurda e nefasta) nonché di sopprimere la Centrale Operativa Regionale della Polizia Penitenziaria, che coordinava le politiche di sicurezza di tutte le carceri liguri.

Non si può allora promettere più sicurezza in campagna elettorale e poi chiudere presidi di legalità come le carceri quando si è al Governo”, conclude Tristaino. “Che senso ha avuto chiudere un carcere come quello di Savona senza prima averne una nuova struttura detentiva, operativa, sul territorio savonese? Che senso ha avuto spendere milioni di euro per la ristrutturazione della struttura di S. Agostino se poi si è deciso di chiuderla? E sopprimere il provveditorato regionale penitenziario di Genova e la Centrale Operativa regionale della Polizia Penitenziaria, con sede sempre nel capoluogo ligure?”.

Per Donato Capece, segretario generale del Sappe, “la situazione penitenziaria regionale e nazionale fa, ogni giorno di più, emergere la tensione che è non più latente ma palese ed evidente. Bisogna intervenire con celerità, a tutela dei poliziotti penitenziari, orgoglio non solo del Sappe e di tutto il Corpo ma dell’intera Nazione”.

E torna a sollecitare “provvedimenti urgenti”, a cominciare da “un inasprimento di pena per i detenuti che aggrediscono il personale di Polizia Penitenziaria durante la permanenza e l’espiazione di pena in carcere” e dalle “espulsioni di tutti i detenuti stranieri in Italia, spesso protagonisti per più gravi eventi critici in carcere, come quello accaduto ieri proprio a Marassi”.

“Serve, forte ed evidente, la presenza dello Stato, che non può tollerare questa diffusa impunità, e servono provvedimenti urgenti ed efficaci!”, conclude il leader del primo Sindacato dei Baschi Azzurri, che si appella ai vertici del Dap affinché creino le condizioni “per ristabilire ordine e sicurezza, attuando davvero quella tolleranza zero verso quei detenuti violenti che, anche in carcere, sono convinti di poter continuare a delinquere nella impunità assoluta!”.

 

G. D.