Incendio al centro clinico del carcere Marassi: sei agenti intossicati

Probabile che le fiamme siano partite in un locale dove si trovava un detenuto con disturbi psichiatrici
Incendio al carcere Marassi – Sono sei gli agenti della Polizia Penitenziaria intossicati da un incendio scoppiato al centro clinico del carcere genovese. Lunedì 26 ottobre, si sono vissuti momenti di forte tensione, sebbene tutti i detenuti siano stati messi in salvo.
I locali dell’Asl adiacente al Centro Clinico, al terzo piano del carcere, intorno alle 18 era intasato dal fumo rapidamente propagato, dove il tempestivo intervento dei Baschi Azzurri, sono riusciti a raggiungere i detenuti presenti, compreso l’autore del rogo, e metterli in salvo.
Dalle prime ricostruzioni, un detenuto italiano di oltre cinquant’anni, già segnalato per ripetuti episodi problematici e affetto da disturbi psichiatrici, avrebbe danneggiato la parete del bagno della propria cella, raggiungendo un deposito dell’Asl non conosciuto dal personale di Polizia Penitenziaria, dove avrebbe appiccato l’incendio.
«Esprimiamo la massima solidarietà ai sei colleghi rimasti intossicati, ai quali auguriamo una pronta guarigione, e riconosciamo il valore e la professionalità di tutti gli operatori intervenuti, che hanno evitato conseguenze potenzialmente ben più gravi», dichiarano Donato Capece, segretario generale del Sindacato Autonomo Polizia Penitenziaria (Sappe), e Vincenzo Tristaino, segretario ligure.
Per il Sappe, quanto accaduto a Marassi riporta al centro una questione che non può più essere rinviata: la gestione delle persone detenute con gravi patologie psichiatriche.
«La chiusura degli Ospedali Psichiatrici Giudiziari, senza una riorganizzazione realmente efficace dell’assistenza e dei percorsi dedicati, ha lasciato irrisolte situazioni di estrema complessità. Le Rems non riescono a rispondere a tutte le esigenze e, troppo spesso, il peso delle criticità viene trasferito sugli istituti penitenziari e sugli agenti. La Polizia Penitenziaria non può essere chiamata a sostituirsi agli specialisti della salute mentale: servono strutture idonee, personale sanitario qualificato e percorsi di cura adeguati».
«Chiediamo al Ministro della Giustizia, al Dipartimento dell’Amministrazione Penitenziaria e al Provveditorato regionale competente, con sede a Torino, di assumere iniziative concrete e urgenti. La gestione di persone con disturbi psichiatrici gravi richiede risposte sanitarie e organizzative specifiche, non soluzioni emergenziali affidate alla disponibilità e al sacrificio quotidiano degli agenti».
La richiesta conclusiva del Sindacato è netta: «È indispensabile riaprire una riflessione concreta sulla necessità di strutture dedicate, anche attraverso il ripristino di un circuito specialistico che risponda alle funzioni già svolte dagli Ospedali Psichiatrici Giudiziari, nel rispetto della normativa e dei diritti delle persone. Non si può continuare a scaricare sulle donne e sugli uomini della Polizia Penitenziaria responsabilità che richiedono competenze e risorse diverse».
G. D.
































