Verso il decreto Ristori: Consumatori no ai voucher, professionisti e coltivatori “Risorse per tutti, nessuno escluso”

Verso il decreto Ristori: Consumatori no ai voucher, professionisti e coltivatori “Risorse per tutti, nessuno escluso”
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La prima bozza del decreto sta circolando fra lo stupore delle categorie escluse

Unione Nazionale Consumatori: “Basta con i voucher!”

La bozza del decreto Ristori circolata prevede il rimborso con voucher anche per gli spettacoli dal vivo previsti dal 24 ottobre e fino a gennaio 2021 e saltati per le nuove restrizioni anti-Covid.

“Basta con i voucher! E’ una vergogna che si continui a privare lo spettatore del sacrosanto diritto di riavere i soldi in caso di concerto o spettacolo annullato. Neanche la figuraccia internazionale fatta dopo l’intervento di Paul McCartney è servita a far ravvedere il Governo” afferma Massimiliano Dona, presidente dell’Unione Nazionale Consumatori.

“E’ evidente che è giunta l’ora che lo Stato ci metta i soldi, stabilendo che gli organizzatori degli spettacoli possano accedere al fondo per il ristoro delle perdite solo a condizione e previa verifica che siano in primo luogo rimborsati gli spettatori. Non è andando contro i fan che si potrà risollevare il settore” conclude Dona.

 

Consulenti e Commercialisti “Anche per i professionisti servono misure di ristoro”

Anche per i Professionisti servono misure “di ristoro” come quelle varate per le aziende interessate dalle annunciate nuove disposizioni anti-Covid. A chiederlo al Premier Giuseppe Conte sono stati, con una lettera congiunta, i presidenti dei Consigli nazionali dei Consulenti del Lavoro e dei Dottori Commercialisti e degli Esperti Contabili, Marina Calderone e Massimo Miani. I quali hanno evidenziato la necessità di poter contare su sostegni agli investimenti, soprattutto nel campo dell’informatizzazione, e l’istituzione di un tavolo tecnico a Palazzo Chigi sulle crisi aziendali.

In questi ultimi mesi, infatti, se da un lato il 79% dei liberi professionisti ha visto ridursi il proprio fatturato e che tale riduzione è stata superiore al 50% rispetto all’anno precedente per il 35,8% degli stessi, dall’altro tutte le attività professionali sono state impegnate in prima linea nell’emergenza e hanno dovuto fare importanti investimenti in soluzioni informatiche per continuare a lavorare. L’aumento dei contagi su tutto il territorio nazionale, inoltre, comincia ad investire anche gli studi professionali, sempre più spesso costretti a chiudere per il verificarsi di casi di malattia.

In queste circostanze, gli iscritti agli Ordini non possono essere lasciati soli a sopportare le pesanti responsabilità derivanti dalla impossibilità di rispettare le numerose scadenze dei vari adempimenti. Occorre intervenire – si legge nella missiva – anche in tale ambito per garantire ai lavoratori autonomi le tutele previste per il lavoro dipendente in caso di malattia. La pandemia ha messo in evidenza ancora una volta la profonda differenza nei livelli di tutela della salute assicurati ai vari comparti del lavoro.

“Alla vigilia dell’entrata in vigore delle nuove misure annunciate – scrivono i presidenti Calderone e Miani -, riteniamo indispensabile avviare un urgente confronto per valutare l’inserimento nei decreti di prossima emanazione di “regole emergenziali” semplificate in materia fiscale e di ammortizzatori sociali e per ragionare sulla individuazione delle misure necessarie a scongiurare, nell’immediato, crisi e fallimenti aziendali che spingerebbero verso una dimensione sempre più strutturale e meno congiunturale l’evoluzione della crisi che stiamo affrontando”.

 

Confagricoltura “Vanno trovate risorse concrete per tutti. Nessuno escluso”

“Estendere alla filiera agroalimentare il ristoro per le ulteriori limitazioni a canale ho.re.ca”, è questo il monito principale di Confagricoltura in seguito al dpcm del 24 ottobre che prevede la chiusura di bar e ristoranti alle ore 18 fino al 24 novembre. Un mese di coprifuoco potrebbe costare a tutta la filiera agroalimentare circa 3,6 miliardi di mancati incassi e circa 1,6 miliardi solamente per il settore agricolo. Per questo motivo quindi Confagricoltura ha chiesto fin da subito al Governo di includere anche il comparto agroalimentare all’interno dei soggetti che necessiteranno dei cosiddetti “ristori adeguati e tempestivi” annunciati dallo stesso esecutivo.

Anche sul territorio astigiano la situazione è alquanto tragica, soprattutto in ambito vitivinicolo. “I ristoranti costretti alla chiusura anticipata si troveranno ad avere parecchia fornitura invenduta che erano convinti di smaltire in questo periodo, recuperando le perdite della scorsa primavera”, afferma il direttore di Confagricoltura Asti Mariagrazia Baravalle. I vertici dell’Organizzazione astigiana esprimono preoccupazione anche per le misure restrittive adottate in altri Paesi. “Il mercato delle nostre aziende, soprattutto in ambito vitivinicolo ma non solo, è prevalentemente all’estero e questo rappresenta un ulteriore elemento di penalizzazione per i nostri agricoltori, unito ad un pesante danno all’immagine nei confronti dei brand enogastronomici astigiani, difficilmente recuperabile nel breve periodo”.

E se non viaggiano i cibi ci saranno problemi anche per i lavoratori stagionali, per la maggior parte stranieri, che nei mesi a venire dovrebbero essere impegnati con la potatura e che, a causa di questo nuovo DPCM, saranno costretti a rimanere nei loro Paesi d’origine.

“Questo provvedimento rappresenta una vera e propria mazzata – conclude il direttore di Confagricoltura Asti – per tutti gli imprenditori che hanno investito ingenti capitali per incrementare le misure di sicurezza all’interno dei propri locali (compresi gli agriturismi) e che adesso sono costretti a chiudere in un periodo di alta stagione per il nostro territorio e per di più in prossimità delle festività natalizie. Ci auguriamo che il Governo faccia un passo indietro o che in alternativa vengano trovate risorse concrete per tutti. Nessuno escluso, compreso quindi il settore primario”.

 

G. D.

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