Sassello la Settimana Santa: dalla storia al programma

Sassello la Settimana Santa: dalla storia al programma
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Nove giorni di antiche tradizioni

Sassello tradizioni

– San Giovanni che si prepara al Giovedì Santo, con il Cenacolo nella Cappella Doria con alle spalle l’orto del Getsemani, prima coperto dal quadro della Madonna della Cintura, ci annuncia l’importanza di questa settimana.

San Giovanni cenacolo

Una settimana che porta alla Pasqua dove cogliamo l’occasione per riproporre quel lavoro sia per quanti già sanno e sia per coloro che avranno così l’occasione di conoscere ritratti sconosciuti del paese, anche per meglio capire gli “avvenimenti” dei prossimi giorni.

<<Per le tradizioni religiose (i cori, le statue dei santi o i crocefissi portati in processione, le scale sante), che sono quelle che più affondano nel passato e che sono cariche di valore religioso-superstizioso, si può ipotizzare un’altra ragione per spiegare il bisogno di continuità.

Dal punto di vista storico, infatti, esse sono legate ad un momento particolare ed importante nella storia dei rapporti tra Chiesa e Fedeli e ci si riferisce agli inizi del XIII secolo, epoca nella quale si era affievolita in maniera cospicua la spiritualità della chiesa e l’alto clero, compreso i papi, era molto legato ad interessi umani.

Nascono così i primi ordini di mendicanti Francescani e Domenicani che cercano di riportare la chiesa ai suoi primitivi ideali di povertà, si diffonde l’eresia dei Catari, che nega la gerarchia ecclesiastica e propugna l’abolizione della proprietà privata, compaiono forme esasperate come quella dei <flagellanti>, una moltitudine di uomini che intorno al 1260 percorrono l’Italia da Perugia a Genova percuotendosi con flagelli dalle punte di metallo.

Sassello settimana santa 1

In questo clima, in molte città d’Italia e soprattutto a Genova si costituiscono delle confraternite di <disciplinanti> la cui regola imponeva ai suoi affiliati – tutti laici – di prestarsi mutua assistenza e di riunirsi a pregare e a fare penitenze anche corporali, riunendosi nelle chiese parrocchiali. Gli anni passano ma il Clero rimane sempre più immerso nel potere temporale e come i fedeli comuni avevano cercato spazi diversi per correggere la Chiesa <dall’interno>, i fedeli intellettuali reagiscono con Lutero e la Riforma.

È in questo periodo che queste confraternite cominciano a distaccarsi e prender le distanze dalla chiesa ufficiale, rinunciando all’ospitalità delle parrocchie e alla supervisione del parroco, costruendo sedi proprie, degli oratori nei quali ad un certo punto fanno capo più confraternite in un processo di aggregazione che porterà alla costituzione delle <Casacce>, che, almeno in Liguria, è sinonimo di confraternita religiosa.

Deriva dal dialetto accasase – letteralmente entrare a far parte di un casato – e ben presto diventa l’espressione più completa della vita sociale del popolo, che comprende il comune senso religioso, l’identità lavorativa (in fondo sono delle corporazioni) che consente nello stesso tempo il mutuo soccorso per qualunque necessità ma fomenta anche la rivalità tra rioni, quartieri o paesi.

E proprio per questa volontà di primeggiare si comincia ad inseguire la maggior pompa possibile nelle varie feste religiose, che naturalmente sono solo la scusa per queste ostentazioni di potere e forza sociale, per cui ci sono le aste durante le quali i vari maggiorenti si battono con somme sempre crescenti per poter portare i crocefissi o le bare durante la processione del Venerdì Santo. È durata fino a pochi anni fa presso la confraternita di Nostra Signora del Suffragio di Recco, continua ancora a Sassello, dove il Giovedì Santo le due confraternite di S. Giovanni e di S. Maria del Suffragio si sfidano in un locale della Parrocchia della SS. Trinità.

Il confronto continua anche durante la processione, con i vari portatori che impegnano una vera gara, saltando, correndo con il pesante crocefisso addosso e finisce in Chiesa dove si canta nei cori, e si cerca anche con la valentia delle voci di dimostrare la supremazia della propria <casaccia>.

In fondo non è molto diverso dalla lotta delle <contrade> durante il palio di Siena!

Sassello settimana santa 2

Nel XVII e nel XVIII secolo le casacce arrivano al massimo splendore, con vestiti sempre più ricchi, croci e casse in legni rari, ornate di madreperla, tartaruga, o metalli preziosi, ma contemporaneamente aumenta l’attrito giurisdizionale con la chiesa ufficiale, che non vede di buon occhio la crescente affermazione di queste confraternite come enti autonomi.

Durante la breve annessione della Liguria, il governo francese sopprime le confraternite e cede tutti i loro beni alle chiese parrocchiali. Quando nel 1814 la Liguria viene annessa al Piemonte molte confraternite non riaprono i battenti, ma le sopravvissute ricostruiscono il loro patrimonio artistico e riprendono la loro vita sempre più autonoma e rimangono ancora allo stato latente le asperità che regolano i loro rapporti con il clero, perché in esse è sempre più vivo il desiderio di vivere in proprio il loro mai sopito spirito religioso (una sorta di latente protestantesimo).

A poco a poco la crescente industrializzazione rende sempre più difficile il permanere della confraternita tradizionale, mentre da un punto di vista sociale rimane sempre molto valida e possiamo dire con buona approssimazione che, quando nel 1854 viene fondata a Genova la prima Società Operaia Cattolica di Mutuo Soccorso, le finalità mutualistiche e molti rituali religiosi, sono proprio quelle che per tanti secoli erano alla base delle confraternite religiose; manca il caratteristico processionare, ma permangono i cori, più vari e non solo religiosi.

Le tradizioni non finiscono, non si perdono, ma si trasformano e divengono diverse solo perchè noi ci trasformiamo e diventiamo diversi, anche se questa diversità molto spesso è solo una manifestazione esterna.

Per passare dal generale al particolare citeremo brevemente la storia delle confraternite religiose di Sassello per convalidare la nostra asserzione.

La prima confraternita è quella dei Disciplinanti di S. Giovanni Battista o Confraternita dei Rossi per distinguersi dai Neri di S. Filippo, quest’ultima ormai quasi scomparsa.

I Disciplinanti avevano già un loro Oratorio prima del 1406 (di quell’anno è la prima testimonianza scritta) – situato nelle immediate vicinanze della Chiesa Parrocchiale di S. Giovanni, che è la più antica Chiesa di Sassello, eretta prima del 1365, e sono attivi ancor oggi, anche se molto ridimensionati nel numero dei confratelli.

Proprio per convalidare il concetto già espresso del mutuo soccorso che queste congregazioni religiose avevano sin dalla loro nascita, ricordiamo che la confraternita di S. Giovanni oltre i suoi obblighi di preghiera e devozione, crea nel 1607 il primo Monte di Pietà, decisione che si inseriva nel più vasto sistema di lotta all’usura, nata dal bisogno di prestiti cui spesso andavano incontro i contadini nella loro diuturna lotta contro la miseria. Peculiare il modo in cui funzionava, così come si desume dal rogito del notaio Da Bove nel 1607.

I confratelli si impegnavano a versare per quattro anni consecutivi, per la festa di S. Martino, una quarta (equivalente a circa 12 chili) di castagne secche. Si costituiva così il patrimonio del Monte che poteva dare in prestito le stesse castagne, come cibo o l’equivalente in danaro per altre necessità. Il prestito poteva arrivare ad una mina di castagne (circa 95 chili) e doveva essere restituito entro 6-12 mesi. Bisognava dare garanzie con una cosa mobile o con fideiussione; poteva essere richiesto un interesse dell’1,5%. Il tutto approvato con una bolla papale.

Il Monte funziona e nel 1699 il suo capitale ascendeva a 300 scudi d’argento.

Non solo i poveri ricorrono al Monte; nel 1625 e nel 1672, anche gli amministratori comunali, in occasione di guerre tra i Savoia e la Repubblica di Genova ricorrono al Monte per prestiti. Nel 1728, per accordo tra i parroci di S. Giovanni e della SS. Trinità, dei sussidi erogati dal Monte possono godere tutti i sassellesi e non solo i parrocchiani di S. Giovanni. Nel 1829 il Monte di Pietà di Sassello passa dall’autogoverno all’inquadramento in una legislazione speciale sull’assistenza e beneficenza. Dal 1862 passa sotto un’amministrazione autonoma, nominato dal consiglio comunale e dal 1909 un decreto reale lo pone nella Congregazione di Carità.

Il R.D. 24 ottobre 1929 pone fine al Monte di Pietà di Sassello fondato 322 anni prima, dai fratelli Disciplinanti di S. Giovanni Battista. Non per questo muore la confraternita che continua ancora fiorente, supera anche la Seconda guerra mondiale, ma dagli anni 60 in poi il numero dei confratelli decresce notevolmente e solo la forza e l’abnegazione del Priore rieletto ogni anno fin dal 1974. Seguono poi alterni momenti fino ai giorni nostri, dove le tradizioni delle processioni, delle liturgie e dei cori vengono mantenute.

La seconda Confraternita, di N.S. del Suffragio, viene eretta canonicamente nella chiesa di San Rocco nel 1640 con atto notarile del notaio Antonio Bovio.

Scopo precipuo di questa confraternita è la preghiera e sono precisate tutte le funzioni che i confratelli dovranno seguire. In particolare, l’Ufficio dei morti, che accompagnerà all’ultima dimora tutti gli iscritti e, per una tenue ricompensa, anche i non iscritti. E si impegnano a recitare un certo numero di Messe in suffragio dei confratelli defunti. Prende parte a tutte le processioni indette dalla parrocchia e dalle altre confraternite e organizza la processione del Venerdì Santo.

Nel 1654 il Vescovo Bicuti benedice una piccola chiesetta, dedicata proprio a N.S. del Suffragio, che nelle intenzioni avrebbe dovuto essere la seconda Chiesa di Sassello, visto che la Concezione era ormai proprietà dei Frati minori riformati di S. Francesco, ma l’opposizione di molti cittadini impedisce di fatto la costruzione della nuova chiesa che si voleva dedicare alla SS. Trinità che potrà essere benedetta solo nel 1725. In tali condizioni la chiesetta nuova costituirà l’Oratorio della Confraternita dal 1662 e ivi rimarrà fino al 1956, quando, d’accordo con il parroco, la sede della Confraternita diviene la Chiesa della Concezione, perché nella sua sede la parrocchia intende creare i locali destinati a cinema-teatro. Grazie ai priori e alla cura della chiesa della Concezione, la Confraternita continua a mantenere in ordine i registri segnando tutto quel che avviene e che ha riscontro nella vita mantiene le tradizioni inerenti.

La terza confraternita di Sassello è quella dedicata a S. Filippi Neri che viene accolta nell’oratorio di N.S. del Suffragio intorno al 1680. Essa viene eretta canonicamente solo nel 20 maggio 1778 con decreto del Vescovo di Acqui Giuseppe Antonio Corte che ne conferma la sede nell’oratorio di S. Maria del Suffragio. La veneranda congregazione di S. Filippo Neri, si prefigge lo scopo, oltre quello della preghiera, la visita dei malati poveri, di curare il trasporto gratis dei poveri morti a domicilio e di quelli deceduti in ospedale.

L’annessione alla Francia del 1800 colpisce anche le confraternite di Sassello che tendono a dissolversi. Quando Sassello ritorna alla Repubblica di Genova le confraternite cercano di risorgere e ci riescono solo in parte. Quella dei Neri arriva a 40 confratelli, che non riescono però a tener il passo e si arriva alla fine del secolo a così poche persone che talvolta solo il priore è rimasto a sollevare sulle sue spalle i morti dell’ospedale. A differenza delle altre due, la confraternita dei Neri a poco a poco si esaurisce: è rimasta la Croce dei Neri, presso l’Oratorio del Suffragio e viene ancora portata in processione.

Ma non solo queste furono nei secoli le confraternite di Sassello; il forte spirito religioso del paese e forse anche un certo spirito di emulazione spingeva a crearne sempre di nuove che, forse per motivi demografici, duravano poco. Il Casalis, che nel 1834 provvide a scrivere un Dizionario Geografico-Storico-Statistico-Commerciale degli Stati di S.M. il Re di Sardegna, che comprendevano Sassello; nel descrivere il paese, cita la confraternita di S. Pietro e Paolo, eretta nel 1718 da papa Clemente XII e che comprendeva il clero sassellese e scrive che in quell’epoca le confraternite laiche erano dodici e tre provviste di oratorio particolare. Nella cronistoria di Francesco Bigliati del 1899, ci sono i nomi di alcune di esse: il S. Spirito, il SS. Sacramento, N.S. della Cintura, del Rosario e della Via Crucis: oggi ne rimane solo il nome.

È indubbio che la causa di un declino così massiccio e duraturo è dovuto ad un affievolirsi dello spirito religioso che permeava i vecchi sassellesi e, naturalmente, alla nascita di tante alternative, poiché, è bene non dimenticare che la popolarità di queste confraternite laiche erano anche dovute alla unica possibilità di socializzazione che esse rappresentavano in quei tempi. È ovvio che i bar, le sedi dei partiti, i circoli ricreativi, e un maggior benessere, hanno creato dei pericolosi concorrenti agli Oratori. In più la New Age e tutte le altre tendenze pseudo-religiose e misticheggianti hanno avuto facile gioco nel convincere i giovani che non erano necessari i sacrifici richiesti dalle Confraternite, per soddisfare le loro aspirazioni trascendentali.

Non sappiamo quanto anch’esse dureranno, ci sono sintomi che fanno ben sperare sulla continuità delle tradizioni.

 

Settimana Santa

Pasqua

Anche a Sassello la Pasqua viene celebrata secondo il rituale sacro e – come per tradizione – sono le Confraternite che provvedono, d’accordo con il Parroco.

Ed ecco come da secoli si svolge a S. Giovanni il Giovedì Santo. Nel pomeriggio vien celebrata la S. Messa “in coena Domini” ed il parroco alla fine della Messa chiude in un Tabernacolo   il Santissimo e lo deposita nel cosiddetto <Sepolcro>, che è poi il ricordo del Cenacolo, dove riceve l’omaggio e le preghiere del pubblico.

La sera, verso le 20, nell’Oratorio il Priore e i Confratelli recitano gli Uffici, aspettando i dodici vecchi poveri che vengono fatti entrare in Chiesa e sedere nel Coro in ricordo dei 12 Apostoli. Il Priore lava loro i piedi, che vengono poi baciati da tutti i Confratelli. Vien quindi benedetto il pane azimo (i vari fornai a turno provvedono alla confezione del pane che porta impresso il particolare stampo di S. Giovanni), che vien poi distribuito e mangiato.

Si va quindi nella Chiesa grande dove si visita il sepolcro luogo di venerazione e si ascolta la rievocazione della Passione. Infine, innalzati i Crocefissi e la Cassa si inizia la Processione fino alla Chiesa della Trinità, dove vengono depositati i sacri simulacri.

Il Venerdì Santo, nel pomeriggio il Parroco rievoca la Passione, raccoglie il Tabernacolo con l’Ostia Consacrata e la porta in sacrestia perché l’altare rimane spoglio fino alla Resurrezione. La sera la scena si svolge in due ambienti diversi.

Nel salone della Canonica, si riuniscono tutti i cittadini che intendono partecipare alla Processione del Venerdì Santo, i quali, secondo una vecchia tradizione battono all’asta con offerte sempre maggiori il privilegio di portare in Processione i vari Crocefissi, che sono di pregiata fattura e di grande valore.

San Giovanni ha due Crocefissi, il più piccolo è del Maragliano, e una <Cassa> un’opera del ‘400 di rilevante peso, circa 400 kg, raffigurante a tutto tondo la Flagellazione di Cristo ad opera dei Giudei. L’Oratorio di S. Filippo ha invece quattro Croci: una è completamente rivestita di tartaruga, una è chiamata la Croce dei Neri, perché reca delle decorazioni in argento che risalta sul fondo scuro del legno e altri due di grande dimensione e di notevole peso.

In genere gli animi si scaldano e le offerte salgono e si sentono negli intervalli le incitazioni a offrire per <a cascia, u grossu e u cittu> oppure per <a tartaruga e a cruxe di neigri>. Tutto il denaro ricavato dalle aste va a beneficio degli oratori cui i <pezzi> appartengono ed utilizzato per il mantenimento e il restauro.

Contemporaneamente nella Chiesa è stata preparata la Scala Santa, una scalinata a pianta cruciforme, la cui rampa centrale e quelle laterali salgono ad un baldacchino posto all’incrocio delle scale dove giace la statua del Cristo morto, circondato da grossi ceri accesi.

Tutti i Confratelli salgono la Scala in ginocchio per poter baciare l’effigie del Figlio di Dio morto in Croce per riscattare gli uomini dal Peccato Originale. In tutto il tempo necessario per la funzione viene cantata una particolare, vecchia edizione del Pange Lingua, un canto gregoriano a più voci. Infine, arrivano coloro che con la maggior offerta hanno vinto l’ambito onore di portare i vari Crocefissi e la Cassa e la Processione viene subito impostata e parte snodandosi per il Paese, cantando il Miserere, fino ad arrivare alla Chiesa della Concezione dove il pubblico, cui il Parroco impartisce una solenne Benedizione con una reliquia consacrata della Croce di Cristo, è ammesso a baciare il Crocefisso>>.

Tanti particolari dove ogni sassellese ricorderà il padre e il nonno che avevano compiuto i medesimi gesti, e che si augurano per i loro figli e nipoti – immemori del tempo che passa e che vuol livellare tutto e tutti – possano ripetere a loro volta gli stessi gesti in una tradizione che celebra l’anima del Paese.

Eravamo insieme nella redazione della La Voce del Sassello (primo numero dicembre 1996), quindi fu facile con l’amico Salvatore Serrano (deceduto nel 2008) decidere di pubblicare qualcosa sulle tradizioni locali. Prese così il via questo studio ricavato dai lavori del nostro storico Piero Rossi (scomparso nel 2001) e dall’Archivio Storico da lui curato.

Anche questo è Sassello!

 

G. D.