Sesso in carcere. Mancato rispetto vittime e familiari

Sesso in carcere. Mancato rispetto vittime e familiari
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“Non vogliamo diventare guardoni e controllori sessuali”

<<Consentire il sesso in carcere con le “celle dell’amore” come vorrebbe la proposta di legge approdata dalla Toscana in Parlamento è il più clamoroso caso di mancato rispetto delle vittime e dei familiari anche di reati sessuali, purtroppo in forte crescita come testimoniano i femminicidi>>.

Questo è il pensiero del segretario generale del Sindacato Penitenziari Aldo Di Giacomo che va giù duro sulla proposta: <<Agli agenti non solo si vorrebbe assegnare il ruolo di “guardoni” ma anche di “controllori sessuali” tenuto conto che, come è conclamato, il passaggio di droga e mini telefonini avviene specie nelle “parti intime”. E’ proprio questo tipo di proposta che dà più forza alla nostra campagna e al nostro tour che stiamo svolgendo attraverso le carceri del Paese innanzitutto per ristabilire la verità tra vittime e carnefici rispetto alla generale confusione di ruoli>>.

Di Giacomo ricorda che una supercommissione di esperti del mondo del carcere ha proposto l’istituto della “visita”, diversa dal “colloquio” da svolgersi senza il controllo visivo e/o auditivo del personale di sorveglianza, in “unità abitative” collocate all’interno dell’istituto, separate dalla zona detentiva, con pulizia affidata ai detenuti, e da svolgersi in un “opportuno lasso temporale”.

<<Ma – aggiunge – senza chiarire quale dovrebbe essere il ruolo del personale di polizia penitenziaria e degli altri operatori nella gestione di questo “servizio”, allontanando così l’ipotesi di “guardoni”. Nel sottolineare che attualmente il sistema utilizzato per mantenere relazioni anche intime con il proprio partner è quello dei permessi premio, periodo da trascorrere in famiglia che il magistrato di sorveglianza concede al detenuto meritevole, il segretario del Sindacato Penitenziari evidenzia che non si può disconoscere che la popolazione detenuta è molto giovane (il 54% ha meno di 40 anni) e spesso senza una famiglia (il 39% è celibe/nubile, quindi senza moglie, amica/o, amante, fidanzata/o), che non riesce ad usufruire di benefici ben più importanti, quali ad esempio le misure alternative al carcere>>.

<<Per tutte queste ragioni – conclude Di Giacomo – diventa necessaria un’approfondita riflessione e valutazione con il contributo di esperti soprattutto psicoterapeuti e studiosi, senza fingere di ignorare che i casi di violenza sessuale tra detenuti sono ancora numerosi. In proposito lamentiamo l’esistenza di una banca dati, sicuramente per tenere nascosto il fenomeno. Come diffuso è il fenomeno di “scambio di favori” tra detenuti in cambio di sesso che coinvolge in particolare i detenuti psicologicamente più fragili e i più deboli>>.

 

G. D.

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