Riomaggiore, truffa ai danni di una casa vitivinicola delle Cinque Terre

Riomaggiore, truffa ai danni di una casa vitivinicola delle Cinque Terre
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I carabinieri di Riomaggiore hanno portato a termine una complessa ed articolata attività investigativa

Un rappresentante di un’importante azienda vitivinicola delle Cinque Terre ha denunciato un danno ammontante a circa 15.000 euro. Era infatti stato contattato da un commerciante, con varie attività nella capitale, il quale si proponeva per acquistare prodotti alimentari tipici delle Cinque Terre, tra cui vino e olio pregiati, per un ammontare di circa 15.000 euro.

Come da accordo, l’imprenditore spezzino organizzava la spedizione stabilendo il pagamento alla consegna della merce. Al momento del conferimento della merce, presso un esercizio commerciale della capitale, il corriere della ditta spezzina ha ricevuto regolarmente un assegno pari all’importo della fattura emessa che, al momento della riscossione, è risultato essere scoperto.

L’imprenditore, dopo vari infruttuosi tentativi di stabilire un contatto con il cliente, ha deciso di esporre i fatti presso il Comando Carabinieri di Riomaggiore, la cui meticolosa attività investigativa scaturita appurava che l’assegno utilizzato per il pagamento faceva parte di alcune migliaia di titoli di credito risultati smarriti, in Campania, durante il cambio sede di una filiale di un importante istituto bancario avvenuto nel mese di novembre 2018.

Nel proseguo dell’attività i militari hanno identificato il magazziniere che consegnò l’assegno al corriere: un cittadino albanese 38enne, domiciliato nella capitale.

Le verifiche si sono quindi estese alla società a responsabilità limitata semplificata, con sede in Roma, che ha contrattato la consegna della merce facendo emergere quale intestatario dell’utenza telefonica utilizzata per gli accordi di compravendita un 56enne, di origine romana, residente all’estero.

Il magazziniere albanese è stato nel frattempo deferito in stato di libertà all’Autorità Giudiziaria di Roma per il reato di ricettazione e truffa ed è stata richiesta l’emissione di decreti di perquisizione personale e locale nei confronti dell’indagato, comprese l’abitazione privata e le sedi della Società.

Il 12 marzo 2020 i carabinieri di Riomaggiore e della Spezia, con il supporto dei Reparti Speciali dell’Arma dei Carabinieri con sede nella capitale, hanno eseguito cinque perquisizioni su altrettanti obiettivi dislocati in vari punti della capitale. In un appartamento nella disponibilità dell’indagato sono stati rinvenuti documenti, timbri di società, dispositivi per firme digitali, numeri di conti correnti, fotocopie di documenti d’identità di persone risultate ignare.

Oltre a questi documenti è stato rinvenuto un assegno dal quale, grazie ai successivi accertamenti, è emerso come l’appartamento fosse di proprietà di una persona ignara ma, di fatto, in uso all’intestatario dell’utenza telefonica usata per gli accordi di compravendita. I documenti, trovati all’interno dell’appartamento adibito a ufficio e deposito di documentazione, sono stati tutti sequestrati per ulteriori approfondimenti.

Con grande sorpresa per i militari operanti è stata constatata la chiusura, avvenuta pochi giorni prima, dell’esercizio commerciale nel quale sarebbe avvenuta la consegna della merce con il pagamento mediante assegno. La merce recapitata dalle Cinque Terre non è stata trovata.

Durante l’attività di Polizia Giudiziaria è stato rinvenuto e sequestrato un telefono cellulare contenente la sim utilizzata per accordare lo scambio, a disposizione del cittadino albanese residente a Roma. Lo stesso telefono, con quell’utenza telefonica, era stato denunciato, come smarrito dall’intestatario, pochi giorni prima: dall’analisi del cellulare, però, è emerso il collegamento tra il materiale consegnatario dell’assegno, nonché utilizzatore del telefono, ed il reale intestatario dell’utenza telefonica facendo quindi emergere in capo a quest’ultimo la responsabilità di aver presentato una denuncia per un episodio mai verificatosi: è stato quindi denunciato in stato di libertà per il reato di falso ideologico in atto pubblico. L’attenzione dei carabinieri si è poi concentrata sul 56enne italiano poiché ritenuto complice e verosimile organizzatore della truffa in danno dell’imprenditore spezzino.

I militari hanno fatto luce anche su altre responsabilità del medesimo soggetto che, per eludere le investigazioni, aveva presentato una denuncia per accesso abusivo ai sistemi informatici o telematici lamentando che ignoti fossero riusciti a procedere con l’ordine della merce dalla Liguria per conto della società: i carabinieri lo hanno pertanto deferito per falso ideologico in atto pubblico e per simulazione di reato in quanto le analisi del telefono cellulare hanno confermato i contatti intercorsi tra il materiale consegnatario dell’assegno e l’intestatario dell’utenza che utilizzava un’altra sim.

Sia l’uomo italiano sia quello albanese sono stati inoltre denunciati in stato di libertà per intestazione fittizia di beni immobili in riferimento all’appartamento adibito a deposito di documenti.

Tra i documenti rinvenuti e sequestrati l’attenzione dei carabinieri è stata catturata da un contratto di leasing di un’autovettura di lusso, una Porsche Macan, stipulato nel mese di ottobre 2019: la società utilizzatrice dell’auto è risultata intestata alla moglie convivente dell’uomo italiano, una donna romana, 47enne, anche lei imprenditrice.

Conseguenti verifiche svolte dai carabinieri hanno rilevato l’insolvenza dei canoni di leasing dell’auto a partire da gennaio 2020 con la concomitante intestazione della società ad ignara persona risultata estranea ai fatti delittuosi.

La società proprietaria della Porsche, nel mese di gennaio 2020, ha presentato denuncia a carico dell’ignara intestataria della società per appropriazione indebita: gli approfondimenti eseguiti hanno fatto emergere come l’autovettura di lusso fosse stata utilizzata, in tempi differenti, da due uomini italiani residenti in Campania, un 23enne e un 35enne, già noti alle Forze dell’Ordine, che sono stati deferiti in stato di libertà per appropriazione indebita.

L’imprenditrice è stata quindi anche lei deferita in stato di libertà per truffa e sostituzione di persona ma dell’auto di lusso si è persa ogni traccia.

La complessa attività si è conclusa con la denuncia in stato di libertà cinque persone, responsabili a vario titolo di reati quali truffa, ricettazione, simulazione di reato, falso ideologico commesso in atto pubblico, intestazione fittizia di beni, sostituzione di persona ed appropriazione indebita.

 

G. D.

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