Sassello e il suo Monte. La Cet ci riprova a “scavare” il Tariné

Sassello e il suo Monte. La Cet ci riprova a “scavare” il Tariné
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Ferma e decisa la posizione contraria dell’Ente Parco Beigua

Buonasera gentile redazione di RedazioneNews,

vorrei sottoporre alla Vs cortese attenzione un annoso problema che assilla a fasi alterne il Parco del Beigua – Unesco Global Geopark e di conseguenza i comuni che ne fanno parte, in primis Sassello (in particolare la frazione montana di Piampaludo) e non, come Urbe in quanto confinante.

La bellezza, il paesaggio, la natura selvaggia, la fauna e la flora di quel luogo, oltretutto aree protette, a quanto pare non bastano a fermare chi vorrebbe distruggerli per l’estrazione di un minerale che sarebbe dannoso per la salute di chi ci vive e per lo stravolgimento di aree naturali pressoché intonse e di grande richiamo naturalistico, paesaggistico e turistico.

Un grazie anticipato se avrete modo di occuparvene e dare voce a delle valli spesso dimenticate ma che offrono bellezze mozzafiato che non meritano di finire sotto i colpi delle ruspe e trasformarsi in una pericolosa cava.

Buona serata

B.L.

 

E’ vero, la Cet – Compagnia Europea per il Titanio, ci sta riprovando proprio in questi giorni, così come siamo ben consci che la “questione Tariné”, a fasi alterne, come scrive lei, tornerà sempre a tormentare il sonno dei cittadini di Sassello e Urbe.

Ci sono sentenze chiare, c’è un Parco, anzi un Geoparco Unesco, che difendono quel territorio della frazione alta di Piampaludo, ma nonostante ciò mai una “pietra” definitiva. Credo che Ministero e Regione debbano incontrarsi per porre fine a questa continua e fastidiosa incertezza.

Abbiamo sentito il presidente del Parco, e sindaco di Sassello, Daniele Buschiazzo, che ci ha rilasciato la posizione ufficiale odierna su quest’ultimo tentativo della Cet.

<<”La sottoposizione dell’area sulla quale si dovrebbe svolgere la ricerca mineraria a molteplici vincoli paesaggistici e ambientali è di tale pervasività che non residua nessuno spazio per intraprendere un’attività di ricerca che, non essendo compiuta da un istituto scientifico ma da un’azienda estrattiva avrebbe avuto, come fine ultimo, l’estrazione di minerali, attività certamente vietata dalle norme a tutela del Parco Regionale del Beigua che costituisce, per circa il 50%, l’area interessata alla concessione”.

In questa frase, contenuta nella sentenza con cui il Tribunale Amministrativo Regionale per la Liguria nel marzo scorso ha respinto il ricorso della Cet – Compagnia Europea per il Titanio – affermano dalla presidenza dell’Ente Parco -, è riassunta la sostanza dell’incompatibilità di un’attività estrattiva in Area Parco, peraltro vietata dalla legge e, di conseguenza, dal Piano del Parco approvato nel 2019.

Sin dagli anni ’70, periodo a cui risale la prima concessione mineraria, è stata certificata la presenza di un giacimento di titanio, circostanza che ha indotto a vietare in seguito ulteriori concessioni di ricerca mineraria e, nel 2015, a indurre il Settore attività estrattive della Regione ad esprimere un parere negativo a procedere a un nuovo studio dell’area in oggetto nell’ambito del procedimento di Via poi contestato dalla Cet.

Né la Legge regionale né il Piano del Parco vietano, in astratto, l’attività di ricerca scientifica, a meno che questa non sia del tutto ridondante, come nel caso specifico del Tariné – spiega il presidente Buschiazzo -, dal momento che gli elementi conoscitivi sono già tutti presenti e ben noti. Il divieto subentra quando la supposta ricerca scientifica è funzionale a un’attività che contrasta palesemente con la scelta del territorio di istituire un’Area Protetta, riconosciuta anche come Geoparco Unesco, e quindi di perseguire un modello di sviluppo improntato alla sostenibilità e alla compatibilità ambientale. La conservazione della natura va ben oltre l’estetica del paesaggio e passa attraverso un impegno quotidiano per valorizzare il capitale naturale in termini di turismo sostenibile, di tutela attiva e di sostegno alle comunità locali, che non a caso sono fortemente contrarie al progetto della Cet.

Appare dunque evidente – concludono dall’Ente Parco – come l’apertura di una nuova miniera e lo scavo di un tunnel nel sottosuolo per raggiungere il porto di Genova, pur se realizzati con tecnologie all’avanguardia, non siano soluzioni in linea con le scelte del territorio e con le strategie di sviluppo volute dalle comunità locali; l’Ente Parco non farà mancare il suo sostegno al territorio e metterà in atto tutte le azioni necessarie per preservare l’area protetta da qualsiasi intervento che ne possa compromettere l’integrità e il valore ambientale, auspicando il convinto supporto degli enti territoriali di governo>>.

L’ultima sentenza

Il monte Tarinè di Sassello vince ancora: il Tar di Genova respinge il ricorso della Cet

 

G. D.

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