Inps. L’indignazione verso i compensi degli amministratori pubblici non è sul quanto… ma sul merito

Inps. L’indignazione verso i compensi degli amministratori pubblici non è sul quanto… ma sul merito
Spread the love

Chi controlla (elogia, rimprovera) l’operatività di un manager pubblico?

Gli “stipendi” di manager, amministratori, consiglieri, consulenti del settore pubblico, sono da sempre nell’occhio del ciclone. Ogni tanto tornano alla ribalta, qualche protesta di questo o di quello e poi tutto ritorna nell’oblio. Spesso legati alla politica e agli “sponsor”.

Di attualità il compenso del presidente dell’Inps Pasquale Tridico, accusato anche per la gestione degli ammortizzatori sociali a seguito della pandemia e per il reddito di cittadinanza, per un raddoppio dello stipendio, addirittura con arretrati.

L’Inps, tramite il direttore centrale Risorse Umane Maria Grazia Sampietro comunica di non aver corrisposto al presidente Tridico compensi arretrati e che gli Uffici dell’Istituto non hanno mai previsto l’erogazione di un compenso arretrato al presidente per il periodo che va da maggio 2019 al 15 aprile 2020, così come è priva ogni fondamento la notizia apparsa su di un quotidiano, in merito ad un compenso arretrato al presidente di 100mila euro.

<<Il decreto del Ministro del Lavoro e delle Politiche Sociali di concerto con il Ministero dell’Economia e delle Finanze 7 agosto 2020 – spiega Sampietro -, a seguito della ricostituzione del consiglio di amministrazione dell’Istituto, ha fissato la misura dei compensi nei confronti del presidente, del vicepresidente e dei consiglieri di amministrazione, come previsto dall’art. 3, comma 11, del decreto legislativo n. 479/1994. In particolare, i compensi annui al lordo delle ritenute fiscali e dei contributi previdenziali obbligatori a carico del percipiente, a favore dell’Organo di Amministrazione sono i seguenti:

  • Presidente 150.000 euro.
  • Vicepresidente 40.000 euro elevabili a 60.000 euro in caso di deleghe.
  • Consiglieri di amministrazione 23.000 euro.

Nel rispetto della normativa vigente in materia – continua -, la decorrenza dei predetti compensi è fissata a partire dall’effettivo esercizio della funzione, ossia dal 15 aprile 2020, data di insediamento del Consiglio di Amministrazione. Detta regola vale anche per il presidente dell’Istituto, prof. Pasquale Tridico, ancorché abbia svolto la funzione di presidente dell’Istituto già da maggio 2019. Difatti, anche per il presidente la nuova misura dei compensi stabilita dal citato decreto interministeriale decorre dall’assunzione della carica di presidente del ricostituito Consiglio di Amministrazione.

La vicepresidente, Maria Luisa Gnecchi – conclude -, in quanto percettrice di un trattamento pensionistico obbligatorio, svolge l’incarico a titolo gratuito. Parimenti, è svolto a titolo gratuito l’incarico di consigliere di amministrazione del dott. Rosario De Luca, che ha rinunciato ai relativi compensi>>.

Non credo che la rabbia degli italiani verso i compensi dei pubblici amministratori riguardi l’ammontare, parliamo comunque sempre di cifre a cinque zeri, ma sul merito.

La gestione della cassa integrazione dovuta ai mesi Covid ha parecchie lacune. La tradizionale burocrazia tutta italiana ha rallentato sia la presentazione delle contorte domande, sia la successiva erogazione ai lavoratori dipendenti. Tant’è vero che ad oggi madri e padri di famiglia del settore artigiano attendono ancora la cassa integrazione di maggio (!), quindi anche luglio e agosto (!).

Non so quanto dipenda dal presidente dell’Inps e se ci siano corresponsabilità fra i nostri governanti e la talk force di esperti-consulenti al servizio assunti proprio per la gestione della pandemia (tutti forieri di decreti, circolari, messaggi, conferenze, annunci). Resta comunque una marea di gente che percepisce compensi, a fronte di lavoratori che attendono cassa integrazione in ritardo, o ditte e professionisti frustrati da richieste macchinose per attivare scontati (e troppo decantati!) ammortizzatori sociali alle aziende e relativo personale.

Sarà forse che in Italia non esiste meritocrazia, e quindi ci si è abituati a livellare il basso?

 

G. D.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *