Incendi entroterra: clima ed emergenza silenziosa dei boschi abbandonati

Incendi entroterra: clima ed emergenza silenziosa dei boschi abbandonati
Spread the love

Risalita non casuale, ma è il risultato di diversi fattori: spazi vasti sempre più difficili da monitorare e un’estremizzazione del clima

 

Incendi entroterra – Le recenti cronache del Sassellese, dai roghi di Giovo Ligure/Santa Giustina a quelli in località Chiapuzzo e Giardini, ci mettono di fronte a un’evidenza innegabile: gli incendi si stanno inesorabilmente spostando verso l’entroterra. Un’amara realtà che avevamo già toccato con mano nel 2017 con il rogo della Roccazza.

A livello globale e locale, stiamo assistendo a incendi devastanti che non sono solo una conseguenza del riscaldamento, ma ne diventano un formidabile acceleratore. Le fiamme distruggono gli alberi (i nostri assorbitori naturali) e rilasciano enormi quantità di Co2 nell’atmosfera.

Inoltre, seppur l’innesco sia spesso di natura dolosa o colposa, la rapida propagazione dei roghi va letta come un feedback diretto del clima che cambia, capace di creare le condizioni perfette di sottobosco secco e terreno arido. Come confermato da recenti studi scientifici, questo circolo vizioso sta erodendo drasticamente il nostro “carbon budget”, ovvero la quantità di emissioni che ci possiamo ancora permettere per evitare il collasso climatico. In sintesi: eravamo stati troppo ottimisti.

Se il clima è l’innesco ambientale, il vero combustibile è l’abbandono del patrimonio forestale.

L’Italia conta oggi oltre 11 milioni di ettari di bosco (dati Uncem): un aumento costante che, senza gestione, porta solo all’impoverimento dei suoli e al moltiplicarsi dei rischi. Cadiamo nel “paradosso dell’emergenza”: spendiamo cifre enormi per le emergenze (e gli uomini e i mezzi che in queste ore rischiano la loro incolumità per domare l’incendio vanno ringraziati immensamente), ma ignoriamo la pianificazione preventiva. Spegnere un incendio può costare fino a otto volte di più rispetto agli investimenti necessari per prevenirlo.

Il bosco va gestito in modo professionale. E partiamo da una situazione favorevole: la presenza di una filiera del cippato, la presenza di imprese forestali che lavorano da anni sul territorio, sono elementi di base che ci possono aiutare a recuperare la virtuosa interazione tra uomo e ambiente dei “nostri vecchi”, magari integrandola con strumenti moderni come la certificazione forestale (es. Pefc). I boschi certificati, in base ai dati statistici, hanno una probabilità di bruciare 9 volte inferiore.

Ma c’è di più: un bosco ben gestito cattura anidride carbonica, che può essere trasformata in “crediti di carbonio” da scambiare sul mercato volontario con aziende in cerca di sostenibilità. Questo meccanismo trasforma la tutela dell’ambiente nel cosiddetto “pagamento dei servizi ecosistemici”, finanziando filiere locali del legno sostenibile.

Il principale ostacolo a questa gestione è la forte frammentazione fondiaria, che rende difficile amministrare boschi suddivisi in innumerevoli e piccole particelle. Il limite storico della frammentazione fondiaria si può superare oggi attraverso gli “Accordi di Foresta” (articolo 35-bis del Decreto-legge n. 77/2021), o le “Associazioni fondiarie”, un modello di gestione associata su cui i Consorzi dei Funghi hanno già fatto molto (partiamo già da una base dati e assensi di proprietari che non è scontato avere).

Il vero salto di qualità per il nostro entroterra, però, è la strategia delle Green Communities, un’alleanza tra Comuni che è stata finanziata dal Pnrr (ma a buon ragione si ritiene che proseguirà anche dopo) per creare un nuovo modello di sviluppo territoriale. Nelle Green Communities la cura dei boschi si trasforma in un valore riconosciuto e remunerato per chi protegge le città a valle.

Non possiamo ricordarci dei nostri boschi solo quando il fumo oscura il cielo, mossi da un’emotività momentanea. Proteggere il nostro territorio dagli incendi significa, prima di tutto, ricominciare a viverlo – ripopolandolo – e ad amministrarlo – pianificando.

 

 

Daniele Buschiazzo (foto BP)

Della stessa Categoria