Dopo il flop, le casse integrazioni in deroga passano all’Inps

Dopo il flop, le casse integrazioni in deroga passano all’Inps
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Nel “Decreto Rilancio” una norma per l’accelerazione delle procedure Cigd

Impensabile dover attendere oltre due mesi per ricevere quanto spetta ai lavoratori, senza considerare l’altro flop che si è rivelato quello dei quattrini anticipati dalle banche. Alcune hanno richiesto tanta documentazione da far dissuadere i più audaci.

Ora col nuovo decreto “rilancio” la Cig in deroga dovrebbe essere prorogata per altre nove settimane (diciotto in totale), ma saranno gestite direttamente dall’Inps, saltando il passaggio con le Regioni.

Lo prevede la norma frutto dell’accordo con i Governatori per accelerare l’erogazione del beneficio che entra nel dl Rilancio. L’impresa farà domanda direttamente all’Inps che, in 15 giorni dall’arrivo dell’istanza, erogherà un anticipo dell’assegno del 40%.

“Semplificazione e accelerazione delle procedure per la concessione della cassa integrazione in deroga entrano nel decreto rilancio – ha commentato il ministro Francesco Boccia -. Il consiglio dei ministri ha accolto infatti la proposta sulla quale eravamo giunti ad un accordo al termine di un confronto con le Regioni e con la ministra Catalfo.

Una soluzione – conclude – frutto di una positiva collaborazione istituzionale che va incontro alla necessità di modificare delle procedure non adatte all’emergenza che stiamo affrontando e che sarà a vantaggio di molti lavoratori e imprese in questo momento di difficoltà”.

 

Commento

L’atavica burocrazia italiana ha previsto almeno cinque tipi di domande per la cassa integrazione (una chiamata “Emergenza Covid” non bastava?) con infiniti allegati e papiri vari, poi passaggi da un istituto all’altro, spesso in strutture non in grado di sostenere la grossa mole di lavoro dalle migliaia di richiesta. Naturali i ritardi, i siti web intasati, le difficolta interpretative, le norme farraginose. Tutto meno che qualcosa che assomigliasse ad una emergenza. 

E giù a piovere decreti, circolari, messaggi, più tempo a studiare che a lavorare. Come non capire che più si leggifera e più crescono i furbi e l’evasione!

I liberi professionisti del lavoro, che vivono la “realtà”, più volte hanno proposto soluzioni e alternative, e mai come in questa emergenza ce ne sarebbe stato bisogno. Invece, via a creare task force con centinaia di esperti appartenenti al mondo luminare e burocratico. 

L’Italia sprofonda nella burocrazia e nei burocrati, questa emergenza ne è la prova, in ogni settore peraltro. Resteranno solo loro oppure oltre 30 mila morti, e una economia in ginocchio per anni, ci insegneranno qualcosa per il futuro?

 

G. D.

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